Lo scenario della recente pandemia di coronavirus ha coinvolto e colpito più o meno duramente tutte le fasce di età della popolazione.
Nello specifico, i bambini e i giovani hanno dovuto fare i conti con cambiamenti nella vita di tutti i giorni che hanno avuto conseguenze – anche importanti – sia a livello sociale che psichico.
In Italia, i bambini e i ragazzi che sono stati coinvolti si aggirano attorno ai 9 milioni e gli studi effettuati dall’inizio della pandemia a oggi (studi tuttora in corso, ndr) evidenziano il diffondersi di un significativo livello di disagio nella fascia di età compresa tra la prima infanzia e l’adolescenza. Facendo un breve riassunto dell’ultimo anno e mezzo possiamo sottolineare come, solo in Italia, 7.6 milioni di bambini si sono visti sospendere la scuola in presenza, in maniera improvvisa, cosa che non avveniva dalla Seconda guerra mondiale, vedendosi costretti ad un isolamento nelle proprie case, senza possibilità di movimento e di relazioni con i pari, a repentine riorganizzazioni famigliari molto diverse a seconda dei contesti sociali: tutto questo ha avuto un impatto decisivo.

Per mettere in luce questo disagio, è utile riportare alcuni numeri provenienti dalle più recenti ricerche.
Nella sola Lombardia si parla di un incremento da Gennaio 2020 a Gennaio 2021 del 50% per quel che riguarda le richieste di ricovero in Neuropsichiatria infantile e il numero di invii da pronto soccorso duplicati.
Il 64% dei bambini con età inferiore ai 6 anni ha mostrato irritabilità, disturbi del sonno ed irrequietezza, mentre il 72,5% dei bambini e adolescenti, dai 6 ai 18 anni hanno mostrato l’emergere di disturbi somatici, del ritmo del sonno ed una certa deflessione dell’umore.

La pandemia ha avuto infatti radicali ripercussioni su aspetti cruciali per la qualità della vita: bambini e adolescenti hanno subito una deprivazione motoria; hanno cessato il rapporto con la natura; hanno vissuto una chiusura relazionale e un distacco dai contesti di socializzazione. Secondo le ricerche il lockdown e le relative misure di distanziamento sociale hanno innescato un particolare incremento di vissuti ansiogeni, di paura e, in certi casi, di aggressività nei nuclei in cui era presente un membro con disabilità/BES.
(Asbury et al., 2020; IRCCS Medea-La Nostra Famiglia, 2020; Toseeb et al., 2020).

La chiusura prolungata delle scuole e il passaggio alla Didattica Digitale Integrata (DDI) ha avuto ed avrà molteplici effetti diretti e indiretti sugli alunni, con ripercussioni a breve e a lungo termine. Questo perché, normalmente la scuola svolge un ruolo decisivo nel processo di sviluppo delle capacità di autoregolazione, con gli insegnanti e anche i pari che fungono da tutor, motivatori e modello. L’emergenza pandemica, attraverso la DDI ha limitato questa funzione ordinaria della scuola, che è rimasta sostanzialmente in capo alle famiglie e ai singoli bambini. Così, le fasce più fragili manifestano più spesso e più intensamente problemi psicologici (distraibilità, ansia e depressione, problemi somatici e sociali) e comportamenti disadattivi (aggressività e disturbi della condotta).

I bambini e adolescenti si percepiscono oggi più “indifesi” di fronte agli imprevisti della vita (per esempio, una malattia, una difficoltà sociale, una separazione familiare), cominciano ad avvertirsi meno competenti e attivi (probabilmente più apatici) e rischiano maggiori problemi di autocontrollo cognitivo, emotivo e comportamentale».

Perchè parliamo di “urgenza dell’infanzia”?
Per rispondere a questa domanda, può essere utile riportare alcuni dati rilevati antecedentemente l’arrivo del Coronavirus: in Italia, i problemi neuropsichici dell’età evolutiva riguardavano il 20% dei bambini, questo significa che 1 bambino su 5 già soffriva di un disturbo neuropsichico (sulla popolazione italiana significa 2 milioni di bambini).
In circa 500.000 bambini è stato diagnosticato un disturbo del linguaggio, in mezzo milione un disturbo dell’apprendimento, 100.000 hanno un disturbo grave e complesso, come ad esempio l’autismo, e 20.000 bambini sono in cura farmacologica.

I numeri a cui facciamo riferimento sono quelli dei bambini diagnosticati e va sottolineato che anche tra i soggetti non diagnosticati, esistono numerosi casi di bambini e adolescenti che vivono situazioni difficili (abusi e maltrattamenti, povertà, separazioni conflittuali, familiarità con disturbi diagnosticati).

Inoltre, la neuropsichiatria infantile in Italia già prima della pandemia, aveva visto negli ultimi 10 anni le richieste di accesso alla neuropsichiatria raddoppiate ed una drastica diminuzione delle risorse, col risultato di solo 1 utente su 3 trattato in ambito pubblico.

I dati mettono in luce una situazione molto critica, ancor più se inseriti nel quadro della recente pandemia e dei conseguenti disagi che questo contesto ha portato nella vita dei bambini e degli adolescenti, ponendo in primo piano l’urgenza dell’intervento efficace.
Se in pre-pandemia i dati erano già così allarmanti, è facile dedurre che oggi, a fronte di 18 mesi di “stato di emergenza” (ancora in corso, ndr)  la situazione non possa essere che peggiorata o addirittura peggiorare ulteriormente. Ecco perchè gli aspetti e le problematiche legate all’infanzia (e all’età evolutiva) sono questioni …urgenti.

L’importanza della diagnosi per la cura e la prevenzione
In età evolutiva appare importante distinguere i disturbi che riguardano lo sviluppo del sistema nervoso da quelli di origine emotiva e relazionale. Nel DSM V vengono identificati i seguenti disturbi:

DISTURBI DEL NEUROSVILUPPO
Si manifestano nelle prime fasi dello sviluppo e sono caratterizzati da deficit del funzionamento personale, sociale, scolastico o lavorativo.
Il deficit varia da limitazioni molto specifiche dell’apprendimento fino alla compromissione globale delle abilità sociali e dell’intelligenza.
Nei disturbi del neurosviluppo sono stati inseriti la disabilità intellettiva, i disturbi della comunicazione, il disturbo dello spettro autistico, il disturbo da deficit di attenzione/iperattività, il disturbo specifico dell’apprendimento e i disturbi del movimento.
Questo complesso di disturbi comporta un elevato carico sanitario, sociale ed economico.

DISTURBI DEPRESSIVI
DISTURBI D’ANSIA
DISTURBI CORRELATI AD EVENTI TRAUMATICI E STRESSANTI
DISTURBI DELLA NUTRIZIONE E DELL’ALIMENTAZIONE
DISTURBI DELL’EVACUAZIONE
DISTURBI DA COMPORTAMENTO DIROMPENTE

Come può una diagnosi essere funzionale al recupero del benessere e non rischiare di diventare uno stigma?
Ancora oggi la diagnosi, anche se crea un linguaggio comune tra professionisti, può rischiare di diventare stigmatizzante e paralizzante per gli interventi, come se l’etichetta del disagio potesse vincolare lo sguardo di chi si occupa di salute mentale alla visione di una sola parte della persona, quella mal funzionante, facendo dimenticare le possibili risorse del singolo e della sua, molto spesso assolutamente dimenticata, famiglia. Questo argomento viene trattato in maniera approfondita nel testo “Figli Fragili” (Edizione Laterza, 2017) di Stefano Benzoni, Neuropsichiatra Infantile del Policlinico di Milano e Docente Universitario presso l’Università degli studi di Milano-Bicocca, da cui cito testualmente: “il sapere clinico può aiutare ad orientarci nel difficile mondo delle terapie, delle tecniche di intervento, delle strategie di aiuto, delle ipotesi prognostiche, ma rischia di essere un pericolosissimo filtro che mette in sordina delle cose che le persone hanno da dire, e alle cose su cui non riescono a proferire parola. (…) Un approccio partecipativo alla salute mentale è ciò che può permettere agli attori in campo di assumere attivamente la responsabilità della cura, come esperienza di autentica emancipazione dagli schemi disfunzionali della sofferenza e della crisi.”

La salute mentale è un argomento complesso e, oggi, ancora più di ieri emerge in maniera forte l’esigenza di tenere conto di questa complessità perché: “solo un sistema di cura che investe sulla responsabilizzazione delle persone può promuovere il consolidamento di una cultura della salute mentale, mutuamente responsiva, partecipativa e generativa, che sappia costruire reti naturali di supporto per le persone e per la società” (Benzoni S., 2017)

Sulla base di questo modello è fondamentale considerare, durante la progettazione di un intervento, la salute secondo un modello bio-psico-sociale come “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplicemente come assenza di malattia (OMS, 1947). Nel modello bio-psico-sociale, dunque, viene posto al centro della pratica di cura il bambino con i suoi bisogni, le sue esperienze emotive, cognitive e motivazionali. Si adotta così un approccio multifattoriale, cioè considerando quindi non solo il sintomo fisico ma anche gli aspetti psicologici e quelli sociali. Per fare ciò è fondamentale un approccio olistico di intervento caratterizzato da attività di equipe multiprofessionali (Neuropsichiatra, Insegnante, Psicologo, Logopedista, Neuropsicomotricista) che interagiscono tra loro, con il bambino e con il contesto all’interno del quale è inserito (ambiente scolastico e familiare).
La predisposizione delle attività deve essere tesa a rinforzare modelli positivi e promuovere resilienza e benessere.
Sostenere il senso di autoefficacia può essere particolarmente importante in tempi di paura e incertezza.
A questo scopo, è utile promuovere esperienze e attività in cui i bambini possano svolgere un ruolo attivo nell’aiutare se stessi, le loro famiglie e le loro comunità. È inoltre appropriato proporre attività che possano rappresentare non solo occasione di apprendimento ed esercizio ma anche una strategia di supporto ad elaborare e integrare i propri vissuti. Per questo, conoscere le esperienze e i vissuti del bambino è importante ai fini di una appropriata predisposizione di intervento.
È fondamentale in termini di intervento promuovere attività volte all’ascolto e all’osservazione, al riconoscimento e alla gestione delle emozioni, alla cooperazione e al riconoscimento e sviluppo delle risorse personali.

A cura di:
dott.ssa Monica Di Cesare, psicologa (neuropsiclogia dell’età evolutiva e dell’età adulta)
dott.ssa Priscilla Ornaghi, psicologa

BIBLIOGRAFIA
Benzoni, S. (2017). Figli fragili. Gius. Laterza & Figli Spa.
ISS, O. N. A. (2020). Indicazioni ad interim per un appropriato sostegno della salute mentale dei minori di età durante la pandemia COVID 19.
Vicari, S., & Di Vara, S. (2021). Bambini, adolescenti e Covid-19. L’impatto della pandemia dal punto di vista emotivo, psicologico e scolastico. Trento: Erickson.