“Origini, relazioni e prospettive della psicologia perinatale” – cura della dott.ssa Martina Marchesi
Una donna tiene tra le braccia il proprio bambino appena nato. Intorno a lei tutti fanno domande: il parto è andato bene? Il bambino mangia? Dorme? Quasi nessuno, però, le chiede come si sente davvero. Eppure, in quel momento, non sta nascendo soltanto un bambino. Stanno cambiando un’identità, una coppia, una famiglia e un modo di guardare al futuro. Il neonato deve adattarsi al mondo esterno, mentre i genitori devono imparare a conoscere un piccolo essere umano a loro sconosciuto, interpretare i segnali e costruire con lui una relazione. È proprio in questo spazio, tra il corpo, le emozioni e la relazione, che si colloca la psicologia perinatale.
Che cos’è la psicologia perinatale?
La psicologia perinatale è l’area della psicologia che studia i processi psicologici, relazionali e psicopatologici connessi al desiderio di avere un figlio, al concepimento, alla gravidanza, al parto, al puerperio e ai primi anni di vita del bambino. Il suo interesse non riguarda esclusivamente la salute mentale della madre, ma è situata all’interno del sistema familiare: il bambino, il padre, la madre, la coppia, la famiglia. Diventa importante quindi sottolineare che la nascita di un figlio non comporta soltanto un cambiamento pratico ma determina una profonda riorganizzazione dell’identità, delle relazioni familiari, delle rappresentazioni di sé e della propria storia personale.
La gravidanza e il parto vengono spesso descritti come momenti esclusivamente felici. In realtà, possono essere accompagnati anche da paura, stanchezza, ansia, solitudine, ambivalenza e senso di inadeguatezza. Riconoscere questi vissuti non significa negare la bellezza della nascita, ma offrire ai genitori uno spazio nel quale possano sentirsi accolti senza giudizio.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che circa il 10% delle donne in gravidanza e il 13% delle donne che hanno appena partorito sperimentino un episodio depressivo (World Health Organization, 2019). La salute mentale perinatale rappresenta quindi una questione clinica e sociale di grande rilevanza, forse non adeguatamente divulgata.
La psicologia perinatale si è sviluppata a partire dall’incontro tra psicoanalisi, psicologia dello sviluppo, teoria dell’attaccamento, pediatria, psichiatria e ricerca sulle prime relazioni. All’inizio del Novecento, la psicoanalisi di Sigmund Freud contribuì a porre al centro dell’attenzione il ruolo delle esperienze infantili nello sviluppo della personalità. L’idea che i primi rapporti affettivi potessero influenzare il funzionamento psichico futuro aprì la strada agli studi sulla relazione tra bambino e il proprio caregiver. Nel 1924 Otto Rank pubblicò Il trauma della nascita, proponendo l’idea che la nascita potesse rappresentare una prima esperienza di separazione e angoscia. Sebbene alcune sue ipotesi non siano state confermate dalla ricerca scientifica contemporanea, il suo lavoro ebbe un’importanza storica perché introdusse il tema della nascita come evento psicologicamente significativo (Rank, 1924). Negli anni successivi, autrici come Helene Deutsch e Grete Bibring iniziarono a studiare la gravidanza e la maternità come momenti di trasformazione psichica. La maternità venne così considerata non soltanto come un evento biologico, ma come un processo capace di modificare l’identità, le emozioni e le relazioni della donna. Durante la gravidanza possono infatti riattivarsi ricordi dell’infanzia, fantasie sul bambino, vissuti legati alla propria madre e timori relativi alle proprie capacità genitoriali (Bibring et al., 1961).
Nel secondo dopoguerra, l’attenzione si spostò sempre più dalla sola cura fisica alla qualità della relazione. John Bowlby ebbe un ruolo fondamentale in questo passaggio. Nel rapporto Maternal Care and Mental Health, pubblicato per l’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1951, sottolineò l’importanza della continuità delle cure e delle relazioni precoci per la salute mentale del bambino (Bowlby, 1951). Gli studi condotti in istituti e orfanotrofi hanno mostrato che cibo, igiene e calore non erano sufficienti a garantire il benessere dei bambini. I piccoli avevano bisogno anche di una presenza umana stabile, sensibile e affettivamente coinvolta. Da queste osservazioni Bowlby sviluppò la teoria dell’attaccamento secondo la quale il bambino possiede già una predisposizione biologica a cercare la vicinanza e la protezione di una figura adulta significativa. Il genitore diventa così una base sicura: una presenza dalla quale il bambino può allontanarsi per esplorare il mondo e alla quale può tornare quando si sente impaurito o in difficoltà.
Altra autrice fondamentale da ricordare è Mary Ainsworth, che approfondì la teoria dell’attaccamento attraverso la procedura della Strange Situation. Nella stessa direzione clinica e teorica troviamo, Donald W. Winnicott, pediatra e psicoanalista britannico, per cui il bambino non può essere considerato separatamente dall’ambiente che lo accoglie. Nei primi mesi di vita il neonato dipende profondamente dall’adulto. Ha bisogno di essere protetto, contenuto e aiutato a regolare le proprie emozioni. Concetto centrale di questo autore è quello di madre sufficientemente buona. Winnicott non descrive un genitore perfetto, sempre disponibile e incapace di sbagliare. Descrive un genitore reale, capace di rispondere in modo sufficientemente adeguato ai bisogni del bambino e di adattarsi progressivamente a lui. La madre sufficientemente buona può anche stancarsi, sbagliare o non comprendere immediatamente un segnale. Ciò che conta è la possibilità di riparare e di costruire nel tempo una relazione sufficientemente stabile. Il contributo di Winnicott conserva un messaggio molto attuale: per prendersi cura di un bambino è necessario prendersi cura anche di chi lo accudisce.
Ultimo, ma non per importanza, troviamo, Daniel N. Stern, che ha studiato la relazione precoce tra adulto e bambino integrando la psicoanalisi, la psicologia dello sviluppo e l’osservazione delle interazioni quotidiane. Secondo lui, il bambino non è un soggetto passivo, ma partecipa alla relazione fin dai primi momenti. Comunica attraverso lo sguardo, il pianto, i movimenti, le vocalizzazioni e il ritmo corporeo. Il genitore osserva questi segnali, li interpreta e risponde. Nel volume The Motherhood Constellation, Stern descrive la costellazione materna, una nuova organizzazione psichica che emerge con la gravidanza e la nascita del figlio (Stern, 1995). Sottolineando come la madre debba riorganizzare, non solo la propria identità, ma anche il rapporto con il proprio partner.
Ed oggi?
La ricerca contemporanea ha progressivamente integrato psicologia dello sviluppo, neuroscienze, psichiatria, epigenetica e psiconeuroimmunologia. Questi ambiti hanno contribuito a evidenziare l’importanza delle esperienze relazionali precoci, senza però ridurre lo sviluppo a un unico fattore. La prospettiva attuale non considera il genitore come una persona da giudicare o controllare, ma come qualcuno da sostenere nella costruzione della relazione con il proprio bambino. Quando si parla di psicologia perinatale, l’attenzione si concentra spesso sulla madre e sul bambino. Tuttavia, anche il padre attraversa una profonda trasformazione psicologica: deve confrontarsi con nuove responsabilità, con la ridefinizione del proprio ruolo e con il desiderio di essere una presenza significativa per il bambino e per la compagna. Il padre può vivere emozioni complesse, come gioia, preoccupazione, senso di inadeguatezza, stanchezza o paura di non trovare uno spazio nella relazione già intensa tra madre e bambino. Molti padri dichiarano di sentirsi poco coinvolti nei percorsi di accompagnamento alla nascita e di avere difficoltà a chiedere aiuto. La salute mentale paterna è importante non solo per il benessere dell’uomo, ma anche per quello della coppia, della madre e del bambino. Le difficoltà psicologiche del padre possono infatti influenzare la relazione familiare e la qualità delle interazioni precoci; allo stesso tempo, il sostegno della partner e il coinvolgimento nella cura possono rappresentare importanti fattori protettivi (Cameron et al., 2016; Chhabra et al., 2020).
La crescita della psicologia perinatale ha favorito la nascita di associazioni e reti professionali impegnate nella formazione, nella ricerca, nella divulgazione e nel sostegno alle famiglie. Tra le principali realtà italiane troviamo:
- ASIPP – Associazione Scientifica Italiana di Psicologia Perinatale, impegnata nella promozione scientifica e professionale della disciplina;
- MIPPE – Movimento Italiano di Psicologia Perinatale, orientato all’informazione, alla formazione e al collegamento tra professionisti;
- SIPP – Società Italiana di Psicologia Perinatale, attiva nella diffusione della cultura perinatale e nella collaborazione tra professionisti;
Il loro lavoro contribuisce a rendere visibile un ambito ancora poco conosciuto e a creare collegamenti tra psicologi, psicoterapeuti, ostetriche, medici, educatori, operatori sanitari e famiglie.
Per concludere…
Dalle prime riflessioni sul trauma della nascita si è arrivati a una visione odierna più complessa, nella quale il benessere del bambino viene considerato inseparabile da quello dei genitori e della relazione familiare. La psicologia perinatale si occupa così di un periodo straordinariamente importante per la vita dell’individuo e della propria famiglia. È il momento in cui il bambino inizia a conoscere il mondo attraverso il corpo e la voce di chi si prende cura di lui; è anche il momento in cui l’adulto impara a diventare genitore. Parlare di psicologia perinatale significa riconoscere che la salute mentale non comincia quando compare un sintomo. Comincia molto prima: nella possibilità di essere ascoltati, sostenuti e accompagnati durante una delle trasformazioni più profonde dell’esistenza.
La genitorialità non inizia necessariamente con la nascita di un bambino. Prende forma molto prima, nel desiderio di avere un figlio, nella ricerca di una gravidanza, nel percorso del concepimento e nelle rappresentazioni di un bambino ancora immaginato. Per questo la psicologia perinatale si rivolge non solo ai genitori già formati, ma anche alle persone adulte e alle coppie che stanno pensando di diventarlo perché, ognuno di loro, può avere bisogno di essere visto, ascoltato e sostenuto e compreso.
Essere genitori non significa essere sempre felici o comprendere immediatamente ogni bisogno del bambino: la relazione si costruisce infatti attraverso tentativi, incomprensioni, aggiustamenti e riparazioni. Amare un figlio, per quanto profondo e sincero, non protegge automaticamente da ansia, depressione, solitudine o altre difficoltà; un genitore può amare intensamente il proprio bambino e avere comunque bisogno di aiuto. Anche il padre o il partner possono vivere vulnerabilità e momenti di crisi: la salute perinatale riguarda l’intera famiglia e non soltanto la madre.
Bibliografia
Ainsworth, M. D. S., Blehar, M. C., Waters, E., & Wall, S. (1978). Patterns of attachment: A psychological study of the strange situation. Lawrence Erlbaum Associates.
Bibring, G. L., Dwyer, T. F., Huntington, D. S., & Valenstein, A. F. (1961). A study of the psychological processes in pregnancy and of the earliest mother-child relationship. The Psychoanalytic Study of the Child;
Bowlby, J. (1951). Maternal care and mental health. World Health Organization; – Bowlby, J. (1969). Attachment and loss: Vol. 1. Attachment. Basic Books;
Cameron, E. E., Sedov, I. D., & Tomfohr-Madsen, L. M. (2016). Prevalence of paternal depression in pregnancy and the postpartum: An updated meta-analysis. Journal of Affective Disorders;
Chhabra, J., McDermott, B., & Li, W. (2020). Risk factors for paternal perinatal depression and anxiety: A systematic review and meta-analysis. Psychology of Men & Masculinities; – Howard, L. M., & Khalifeh, H. (2020). Perinatal mental health: A review of progress and challenges. World Psychiatry;
Main, M., & Solomon, J. (1990). Procedures for identifying infants as disorganized/disoriented during the Ainsworth Strange Situation. In M. T. Greenberg, D. Cicchetti, & E. M. Cummings (Eds.), Attachment in the preschool years: Theory, research, and intervention (pp. 121–160). University of Chicago Press;
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Stern, D. N. (1985). The interpersonal world of the infant: A view from psychoanalysis and developmental psychology. Basic Books;
Stern, D. N. (1995). The motherhood constellation: A unified view of parent-infant psychotherapy. Basic Books; World Health Organization. (2019). Perinatal mental healt.





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