“Identità dispersa: la sensazione di precarietà e il burnout prematuro nel giovane adulto contemporaneo” – a cura del dott. Roberto Panighi
Diventare adulti non è solamente un fattore anagrafico, significa piuttosto aver completato il processo che permette di riconoscersi come individui che hanno costruito la propria autonomia, la propria stabilità e la propria identità. Tuttavia negli ultimi decenni abbiamo assistito a rapide trasformazioni socio-economiche la cui conseguenza è stata la vertiginosa modifica dei precedenti modelli di vita legati a lavoro e rapporti sociali. La considerazione di una forte precarietà lavorativa non si limita più a una dimensione economica o contrattuale ma penetra capillarmente nella struttura psicologica dell’individuo, traducendosi in una vera e propria precarizzazione esistenziale.
Di pari passo con questo fenomeno, la ricerca clinica e psicosociale ha registrato l’insorgenza del burnout prematuro (early-career burnout), uno stato di esaurimento emotivo, depersonalizzazione e ridotta efficacia che colpisce studenti e giovani adulti prima ancora di un effettivo consolidamento lavorativo.
Dalla precarietà lavorativa all’incertezza esistenziale
Il senso di precarietà occupazionale che investe il giovane adulto contemporaneo, ricordiamo che per “giovane adulto” andiamo ad identificare la fascia di età compresa fra i 18 e i 35 anni, non impatta unicamente sul reddito ma compromette la capacità della persona non solo di immaginarsi nel futuro ma anche di integrarsi nel “qui e ora”. In psicologia il processo di indebolimento del senso di sé e della propria coerenza interiore, che quindi si correla a una incapacità di vedersi nel presente così come di proiettarsi nel futuro, si chiama “erosione dell’identità” e si manifesta attraverso confusione, senso di smarrimento, perdita dei punti di riferimento, distacco emotivo fino a mostrare segni di abulia.
Quando viene a mancare la funzione di ancora strutturante da parte del lavoro, l’incertezza professionale penetra nella sfera privata andando ad investire la stabilità affettiva, la pianificazione familiare e la stima di sé. Emerge quindi un presente continuo che non riesce mai a diventare futuro, dove ogni decisione viene vissuta come temporanea e reversibile dall’esterno, finendo così per ostacolare il consolidamento identitario necessario nell’emergente età adulta.
“Burnout Prematuro”: definizione e manifestazioni cliniche
Il termine “Burnout” è stato introdotto in ambito psicologico nel 1974 dallo psicologo americano di origine tedesca Herbert Freudenberger, che lo usò per descrivere l’esaurimento psicofisico dei lavoratori impegnati nelle professioni di aiuto.
Christina Maslach, psicologa sociale che ha dedicato gran parte della sua carriera allo studio di questo fenomeno, ne ha progressivamente ampliato i propri confini clinici andando a descriverlo attraverso tre manifestazioni cliniche principali:
Esaurimento Emotivo: Sensazione di prosciugamento delle risorse energetiche e psicologiche.
Depersonalizzazione e Cinismo: Distacco emotivo dalle proprie attività, sfiducia nelle istituzioni e atteggiamento difensivo verso il contesto professionale o accademico.
Inefficacia Percepita: Sensazione di inadeguatezza costante e perdita della motivazione intrinseca.
Questo fenomeno trae linfa dalla discrepanza tra le elevate aspettative interiorizzate (cultura della prestazione e dell’iper-produttività) e la frammentazione delle opportunità reali.
In particolare, i burnout prematuro si osserva già nella fascia d’età compresa tra i 18 e i 35 anni, manifestandosi frequentemente nei percorsi accademici o nelle primissime esperienze di stage e apprendistato.
I meccanismi psicodinamici e cognitivi dell’iper-prestazione
Nel tempo sono stati sviluppati interessanti modelli che hanno individuato il punto di connessione tra il senso di precarietà e il burnout prematuro.
L’ accurato modello Effort-Reward Imbalance (ERI), ideato dal sociologo e psicologo tedesco Johannes Siegrist, evidenzia come un elevato sforzo psicofisico che non abbia come contro partita adeguate ricompense (economiche, di riconoscimento o di stabilità), generi uno stato di distress cronico. Nei giovani precarizzati, l’iper-investimento lavorativo viene spesso utilizzato come strategia compensatoria per ridurre la minaccia dell’instabilità, arrivando però ad innescare un circolo vizioso altamente dannoso: per dimostrare il proprio valore e ottenere sicurezza si accettano carichi sproporzionati, accelerando il prosciugamento delle risorse emotive.
Inoltre, l’internalizzazione dell’idea che il valore personale coincida con il successo professionale (performance-based self-esteem) rende l’individuo vulnerabile a stati di ansia, ruminazione e paralisi decisionale.
Implicazioni cliniche e strategie di intervento
Il supporto in situazioni di burnout prematuro e sofferenza dovuta al senso di precarietà, richiede un approccio integrato che superi la sola patologizzazione del singolo, riconoscendo la matrice sistemica del disagio.
supporto terapeutico focalizzato: importante è promuovere la flessibilità psicologica aiutando l’individuo a disinnescare la fusione cognitiva tra valore personale e produttività, così da promuovere una ridefinizione dei propri valori guida al di là del contesto lavorativo.
In questa direzione le tecniche basate sui modelli dell’Acceptance and Commitment Therapy (ACT) e sulla Compassion-Focused Therapy (CFT) risultano suggerire metodologie di intervento efficacesviluppo della resilienza e risorse di coping: coinvolgere la persona nello sviluppo di nuove strategie di coping focalizzate sull’emozione e sulla ristrutturazione cognitiva per gestire l’intolleranza all’incertezza.
interventi di gruppo e rete sociale: condividere l’esperienza in contesti di gruppo riduce il senso di isolamento e la tendenza all’auto-colpevolizzazione, ri-contestualizzando la sofferenza individuale all’interno di una cornice collettiva, oltre a fornire preziosi spunti che ampliano il pensiero laterale promuovendo un arricchimento della visione di sé, delle proprie qualità e delle proprie risorse.
Bibliografia
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