“Le relazioni genitori-figli nelle famiglie contemporanee”. a cura della dott.ssa Piera Campagnoli
I giovani, oggi.
Antonio Polito nel libro “Riprendiamoci i nostri figli” scrive “…ci chiediamo sconfortati perché non ci ascoltano più. Perché ci respingono o ci ingannano e qualche volta ci fanno del male” “… un conflitto tra padri e figli è sempre aperto. Oggi però sta accadendo qualcosa di diverso, di molto più serio. Non è semplicemente un conflitto. E’una separazione, una rottura, una soluzione di continuità fra generazioni” Chi chiediamo chi sono i giovani oggi. I dati rivelano un aumento del malessere nelle giovani generazioni: sono aumentati depressione, disturbi alimentari, alcolismo, violenze. Esaminando questi dati ci accorgiamo che possiamo distinguere questi malesseri in due grandi categorie quelli rivolti contro di sé e quelli rivolti contro altri. Quelli rivolti contro di sé sono accompagnati da una limitazione degli aspetti relazionali, quelli rivolti contro altri rappresentano una distorsione degli aspetti relazionali. Dunque la relazione appare come elemento base connesso ai malesseri dell’età giovanile che possono considerarsi come dovuti a relazioni malate, carenti o distorte in una età in cui le relazioni sono l’elemento propulsivo. A questa età sono le relazioni verso il mondo l’interesse principale, l’elemento attivatore della progettualità, l’elemento motore della crescita, dell’autoriconoscimento. I giovani d’oggi rivelano modalità relazionali malate. Questo malessere si presenta vari livelli: ci sono le patologie, ma ci sono anche lievi segnali ancora non preoccupanti, ma indice di lieve disagio: pochi amici, tanto tempo al cellulare, pochi obiettivi, poca progettualità, difficoltà di relazione in famiglia. Vogliamo interrogarci su questi giovani e chiederci come si sono generate queste situazioni. Fra le principali cause possiamo considerare il sociale, la scuola, la famiglia. Cominciamo con l’analizzare la famiglia come base relazionale determinante. Chiediamoci come sono le famiglie nella quali crescono i giovani, quali sono le strutture comunicative prevalenti nella famiglia contemporanea e quali le criticità di alcune strutture prevalenti. Analizzando la famiglia contemporanea scopriamo un panorama molto variegato: per comprendere il quale occorre fare un passo indietro e riferirsi a quel tipo di famiglia che costituisce la base comune dalla quale sono nati i modelli contemporanei. Si tratta della famiglia patriarcale modello prevalente fino agli anni 50/60 del 900. Il modello patriarcale possiamo considerarlo quasi del tutto superato, ma rimane un riferimento perché in relazione ad esso nasceranno le strutture familiari successive.
La famiglia patriarcale e la relazione autoritaria
La famiglia patriarcale è una famiglia tipica delle società agricole caratterizzata da struttura gerarchica, ruolo prioritario del padre rispetto agli altri membri della famiglia, regole rigide. Questa struttura familiare è finalizzata a garantire una più elevata stabilità sociale, per questo sono mal tollerati comportamenti caratterizzati da critica, pensiero autonomo, messa in discussione dei valori prevalenti. La relazione in questo tipo di famiglia è caratterizzata dall’obbedienza a principi base dettati dal capofamiglia, sono scarsi gli scambi affettivi, la propositività vista con sospetto e disincentivata. Se il figlio si ribella o mette in discussione la figura paterna, possono seguirne scambi anche violenti, con abbandono della famiglia da parte del figlio che può anche adottare posizioni radicali di segno opposto a quello della famiglia d’origine. In molti casi il figlio non riesce a reggere una posizione di distanziamento dai valori familiari e allora si adeguerà introiettando il modello genitoriale.
Il figlio è una persona
Questo modello che considera il figlio come un essere passivo, come un vaso da riempire è stato superato dalle concezioni recenti. La neuropsicologia ha chiaramente dimostrato che la persona è un’entità attiva. Luria sostiene che l’essere umano non è passivo ricettore di informazioni, ma attivo “ L’uomo non reagisce solo passivamente all’informazione in ingresso, ma crea intenzioni, forma piani e programmi delle sue azioni, ne esamina l’esecuzione e regola il comportamento in modo che sia conforme ai piani e programmi: infine verifica la sua attività cosciente, confronta gli effetti delle sue azioni con le intenzioni originarie e corregge ogni errore che sia stato fatto” ( Luria, pag 91) Dunque Il nostro sistema nervoso reagisce all’attività cioè si mette in moto quando facciamo concretamente qualcosa. Lo stesso concetto è sottolineato dalla pedagogia attiva. Dewey sostiene l’apprendimento attraverso l’azione, Maria Montessori sintetizza il suo pensiero attraverso la formula “ aiutami a fare da solo”, per Freinet ”E’ lodevole qualsiasi metodo che fa nascere il desiderio di sapere e acuisce il bisogno di lavorare” Il bambino va dunque considerato come soggetto attivo che apprende attraverso l’esperienza. Inoltre nelle concezioni recenti supportate da ricerche neurologiche è centrale la valorizzazione delle emozioni, del dialogo, del dissenso che arricchiscono la relazione. Scrive Siegel “Se gli adulti bloccano questo desiderio di sperimentazione e impediscono alla passione per le novità di esprimersi, i ragazzi ne rimarranno delusi e si isoleranno” (Siegel p 101)
Autoritarismo oggi
L’autoritarismo che appare un modello superato, in realtà sopravvive secondo due principali declinazioni:
Autoritarismo classico che si manifesta con formule comunicative autoritarie: “devi fare come ti dico io…devi rispettare tuo padre” Questo modello che fa ricorso a formule comunicative impositive è molto raro oggi nella cultura occidentale. Permane come retaggio sopravvissuto al declino della famiglia patriarcale l’utilizzo delle punizioni che ancora sopravvive abbastanza diffusamente nella famiglia contemporanea. Ci sono poi formule che possono considerarsi una trasformazione attenuata del modello patriarcale. “So cosa è giusto per te” è un modello abbastanza presente nelle famiglie contemporanee. E’ un modello finalizzato al figlio, alla sua crescita, alla sua centralità, ma che esprime questa grande attenzione attraverso formule comunicative caratterizzate da una evidente rigidità relazionale. Il figlio è visto secondo parametri stabiliti dai genitori. E’ il modello delle lunghe prediche del padre che spiega al figlio come è giusto comportarsi per il suo bene. Questi genitori si caratterizzano per essere meno rigidi dei classici genitori autoritari ma i loro figli spesso mettono in discussione la scuola e i valori genitoriali. Chiediamoci cosa succede quando un genitore fa di tutto per il figlio, ma al posto del consenso ottiene oppositività.
Un modello centrato sul genitore
Analizzando gli aspetti comunicativi, osserviamo che questo modello è centrato su un genitore che parla molto, che si mette sul piedistallo “per il bene del figlio” Il limite di questo genitore consiste nell’utilizzare il figlio per essere ascoltato. Esprime la difficoltà del genitore nell’accogliere il figlio come persona coi suoi pensieri e con le sue opinioni. Il figlio viene considerato ancora una volta come un essere passivo, come un vaso da riempire. Una relazione efficace non è una relazione a senso unico, ma consiste nel coinvolgimento del nostro interlocutore. Una relazione efficace deve promuovere uno scambio, una crescita: per questo un apprendimento deve nascere dal dialogo, dal confronto. Un buon dialogo ha bisogno di pause, di scambi, di una messa a confronto di posizioni diverse, ha bisogno soprattutto di essere focalizzata sull’ascolto. Per un bambino o un adolescente, la scoperta del proprio bene è frutto di una ricerca che parte dall’ascolto. Spesso i genitori lamentano di non essere ascoltati dal figlio. Questo accade nelle famiglie in cui non c’è una consuetudine all’ascolto reciproco. Il figlio ascolterà il genitore se avrà imparato ad essere ascoltato. Questo modello ci insegna dunque che per essere ascoltati occorre ascoltare.
La famiglia che non ha tempo
Nella famiglia contemporanea l’eccessivo lavoro porta ad avere poco tempo per il confronto e per la comunicazione. L’attività lavorativa è spesso frenetica e frustrante e gli aspetti organizzativi familiari occupano il tempo lasciato libero dal lavoro. Gli altri ritagli di tempo sono occupati dai social. Rimane poco tempo per la relazione coi figli che risulta in alcuni casi quasi inesistente. Il genitore stanco e senza tempo cede alle richieste dei figli. Il concedere diventa una forma di malintesa affettività. Nella famiglia senza tempo non c’è posto per i No perché il No richiede tempo, impegno, spiegazioni gestione del dissenso, la famiglia che non ha tempo perde l’occasione di favorire la crescita dei figli.
Importanza dell’ascolto
Questo modello è in parte simile a quello precedente in quanto vede la carenza di una relazione basata sull’ascolto: mentre però nel modello precedente il genitore occupa lo spazio relazionale del figlio, in questo modello manca o è troppo carente uno spazio relazionale. I figli hanno bisogno ogni giorno, dell’attenzione del genitore, di un momento dedicato in cui possano condividere le difficoltà, i successi, i fatti importanti. L’ascolto è base fondamentale per l’apprendimento: si impara facendo quindi parlando, esponendo i pensieri. Mettere in ordine i pensieri utilizzarli per sostenere la propria ipotesi significa utilizzare il cervello e avviare un processo cognitivo. Esprimersi è mettere ordine nei pensieri e in questo processo di messa in ordine la funzione dell’adulto è fondamentale. La funzione dell’adulto è quella di favorire nel giovane interlocutore l’emergere di pensieri e di aiuto alla messa in ordine di quanto è emerso. Il ruolo dell’adulto è fondamentale per aiutare il figlio a elaborare i pensieri, filtrarli, metterli in ordine. Se l’adulto fa questo assume un ruolo fondamentale, necessario. L’adulto diventa credibile perché aggiunge la sua competenza di adulto alla relazione. Il figlio ha bisogno del genitore, ma il genitore deve essere competente: aiutare il figlio a organizzare i suoi pensieri.
La famiglia adolescente
Un modello di famiglia più tipico della contemporaneità è quello descritto da Massimo Ammaniti nel suo libro “La famiglia adolescente” Un modello in cui la parola centrale è confusione. La confusione riguarda il modo di vestire: adulti e ragazzi vestiti allo stesso modo: tutti con felpa e jeans dove tutti (bambino della materna, adolescente, padre, madre, nonni) tutti hanno lo stesso zainetto. Lo zainetto è un messaggio visivo di annullamento delle distinzioni. I figli assistono alle liti dei genitori e possono venire coinvolti e invitati a esprimere un parere a favore dell’uno o dell’altro dei contendenti. La famiglia è occupata in modo spasmodico a gestire la mole di attività pomeridiane nuoto, danza, tennis, musica, inglese: c’è confusione nel tempo pomeridiano. A volte la confusione riguarda anche l’area del riposo” non è infrequente che uno dei genitori si stenda a letto accanto al figlio o che il figlio dorma nel letto dei genitori”. Questo modello senza confini o con confini troppo labili si pone come alternativa al modello patriarcale in cui i confini erano troppo rigidi, c’erano ruoli fissi, c’erano regole che non si potevano discutere. Ammaniti definisce questa famiglia “Vischiosa” una famiglia cioè che trattiene, lega, confonde. Questo modello relazionale produce arroganza, scarso rispetto nei confronti degli altri, difficoltà nel reggere le frustrazioni. I ragazzi cresciuti con questo modello genitoriale non riescono a reggere il limite e quando lo incontrano diventano aggressivi, critici, pieni di risentimento.
Importanza delle regole
Impariamo a dare valore al limite che possiede il ruolo importante di dare sicurezza, di fornire chiavi interpretative nei confronti della realtà : questo si può fare…questo non si può fare. Se diamo il senso del limite diamo anche gli strumenti per affrontare il mondo fuori dalla famiglia. Fuori dalla famiglia, ci sono i NO, ci sono le regole, ci sono gli altri. La famiglia deve preparare il figlio a vivere nel mondo, deve pensare al futuro dei figli. Il limite, la regola, sono strumenti necessari al vivere civile e la famiglia deve fornire questi strumenti. Come? Con l’esempio. La regola deve permeare la vita familiare. La regola diventa un costume, una prassi che si trasforma in abitudini che diventano consuete. Le regole devono essere respirate in casa. Il figlio sarà ciò che noi genitori siamo. Se non vogliamo parolacce, non dobbiamo dirle. Se vogliamo che non si urli, dobbiamo parlare sottovoce.
La famiglia iperprotettiva
Un’altra caratteristica della famiglia contemporanea è l’iperprotezione. La famiglia italiana degli ultimi decenni si è evoluta passando da un modello patriarcale, autoritario verso un modello caratterizzato da iperprotezione e permissività. Si è passati da una situazione in cui il problema era la deprivazione affettiva, a un’altra situazione altrettanto problematica ma di segno opposto in cui il problema è l’iperprotezione. Da una carenza di affettività si è passati a un eccesso di malintesa affettività. Il giovane iperprotetto è colui cui tutto è dovuto, poche sono le regole, gli adulti si sostituiscono ai giovani, fanno le cose al loro posto, proteggendoli o evitando loro le difficoltà. Si è passati dalla famiglia adultocentrica alla famiglia bambinocentrica. In Francia si parla di bambino-re: la centralità del bambino è un fenomeno di questi ultimi decenni. Ammaniti parla di sudditanza dei genitori nei confronti del figlio, e di passaggio dalla famiglia padrona alla famiglia serva dei capricci filiali (Ammaniti, La famiglia adolescente. p.44).
Il limite del troppo amore
Questa famiglia sbaglia per troppo amore, anche per un amore malinteso. Amore non è dare sempre in modo indiscriminato. Amore è saper differenziare, amore è saper accogliere l’amore dell’altro è saper stare con le differenze. Le differenze sono occasione di confronto, di messa in gioco di punti di vista diversi che combinati fra loro portano ad una crescita di entrambi i contendenti. Io imparo da te e tu da me così cresciamo entrambi e siamo dopo tutti e due un po’ migliori. Questa modalità viene definita negoziazione e consiste nella capacità di saper considerare il punto di vista dell’altro, di sapersi relazionare col suo carattere, con quel bagaglio culturale che l’altro si porta con sé e che costituisce la sua storia. Amore non è difendere il figlio a oltranza anche quando palesemente sbaglia. In questa famiglia il bambino è impoverito di esperienza non può scontrarsi con le difficoltà e imparare così a gestirle. Si abituerà al fatto che qualcuno può fare le cose al posto suo e sarà in difficoltà quando dovrà far fronte alle richieste che il mondo dei coetanei gli impone. Questo giovane sarà poco propositivo, passivo attendista, non lotterà per il suo futuro per migliorare la sua situazione perché non è stato abituato a superare le difficoltà.
Conclusioni
Nella famiglia contemporanea vediamo situazioni in cui si mescolano questi ingredienti: autoritarismo, confusione, iperprotezione, e lavoro eccessivo. Sono modelli che si mescolano fra loro dando luogo a un panorama variegato nella famiglia contemporanea. Se dovessimo trovare una parola che accomuna questi modelli, potrebbe essere la parola “fragilità”. Questa parola ricorre in molti autori contemporanei che analizzando la famiglia contemporanea, trovano un tratto comune: la fragilità dei genitori, una fragilità correlata al particolare momento storico che stiamo vivendo. “Così siamo noi che diamo ai nostri figli questo immenso potere, abbiamo bisogno che ci amino, che ci restituiscano l’amore che abbiamo per loro, perché siamo diventati infinitamente fragili e abbiamo bisogno di essere rassicurati su noi stessi” (Merieu pag 82) Oggi molti genitori sono insicuri, in difficoltà a trovare modelli di riferimento e che provano a colmare la loro insicurezza cercando conforto nei figli. Come se ne esce? Diciamo innanzi tutto che non esiste la regola magica per diventare un buon genitore. L’essere genitore è una competenza che si acquisisce con l’esperienza e che è sempre in trasformazione. Il genitore cresce nella relazione col figlio che lo mette di fronte a nuovi interrogativi, ma cresce in continuazione nel suo collegamento col mondo. Gli stili genitoriali di cui abbiamo parlato sono frutto di collegamento con modi di pensare e di fare che facciamo nostri apprendendoli dal contesto sociale di appartenenza. Il genitore trasmette cultura, è un tramite tra il mondo e le sue mode come il figlio è in collegamento col suo mondo e le sue mode. I dissapori familiari sono spesso indotti da visioni diverse acquisite nel confronto con chi ci circonda. La panoramica proposta evidenza le criticità di alcuni modelli prevalenti rigidi. Crescere come genitori significa andare oltre, significa riflettere per consapevolizzare quelle rigidità e acquisire una maggior varietà di opzioni per poter trovare la risposta giusta al bisogno del momento. Il genitore ha il ruolo di avviare il figlio a muoversi nel mondo, deve quindi trasmettere al figlio gli elementi che lo aiuteranno a interagire col sociale. Per questo è importante la sua attenzione al mondo circostante per diventare interprete di una cultura da trasmettere alle nuove generazioni. Il mondo in trasformazione con gli stili genitoriali diversi fra loro e disorientanti costringe il genitore a scegliere, a scegliersi come persona e come genitore in modo da creare il proprio modello. E’ in questa creazione consapevole del proprio modello che si costruisce la crescita genitoriale. Poniamo come ipotesi un modello fondato sul dialogo dove ogni interlocutore abbia un suo spazio e un suo riconoscimento.
Il sostegno alla genitorialità
Il sostegno alla genitorialità è uno spazio di ascolto dedicato ai genitori. Uno spazio protetto caratterizzato da un clima di fiducia in cui è possibile lasciar emergere scontentezze, delusioni, sofferenze, emozioni a lungo trattenute e in cui poter guardare quelle fragilità che nel quotidiano difficilmente trovano uno spazio di ascolto. E’ un percorso con un esperto finalizzato a elaborare un proprio modello educativo in cui i genitori possano riconoscersi e sentirsi bene. E’ un modo per scoprire come a volte ciò che diciamo tradisce le nostre intenzioni e produce risposte lontane dalle nostre aspettative. Col sostegno alla genitorialità è possibile scoprire dinamiche comunicative più efficaci e migliorare il rapporto coi figli per una maggiore serenità familiare.
Bibliografia
- Aleksandr Luria, come lavora il cervello, Il Mulino 1973
- Andrea Maggi, Educhiamoli alle regole, Feltrinelli 2019
- Antonio Polito, Riprendiamoci i nostri figli, Marsilio, 2017
- Chiara Saraceno, Coppie e famiglie, Feltrinelli
- Daniel Siegel, La mente adolescente, Raffaello Cortina 2013
- Massimo Ammaniti, La famiglia adolescente, Laterza 2015
- Massimo Ammaniti, Vittorio Gallese, La nascita dell’intersoggettività, Raffaello Cortina editore, 2014
- Paolo Gambini, Psicologia della famiglia, Franco Angeli,2007
- Philippe Merieu, Lettera agli adulti sui bambini di oggi, Ed junior, 2012





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