A cura di Francesca Poeti – Terapista occupazionale presso il Centro Psicologia di Gorgonzola

La parola “disgrafia” deriva dal greco: dys significa “mancanza” e graphia significa “modo di esecuzione di caratteri e simboli nella pratica scrittoria” (Zoia, Baldi, Santinelli, 2020).

Quali sono i parametri che permettono di osservare una disgrafia?
Il primo è la leggibilità, ovvero la qualità della produzione grafica che si identifica nella precisione dei tracciati, nelle dimensioni e grandezza dei caratteri, nel rispetto degli spazi ecc.
Il secondo parametro è la rapidità, la velocità in cui la persona scrive un numero di lettere in un minuto, si valuta l’aspetto quantitativo.
Infine la fluidità grafomotoria, la capacità di scrivere rapidamente mantenendo la leggibilità delle lettere (Connelly, Gee, Walsh, 2007, cit. in Zoia, Baldi, Santinelli, 2020).
La scrittura, per essere funzionale, deve quindi essere leggibile, veloce e fluida e quest’ultimo aspetto è legato all’automatizzazione del gesto: più il gesto nella produzione delle singole lettere o parole è automatizzato, minore sarà l’attenzione e il controllo cognitivo su di esse; il bambino di conseguenza avrà più memoria di lavoro ed energie per nuovi apprendimenti. È come guidare l’auto: quando si impara, tutte le nostre energie cognitive ed attentive sono su ogni singolo gesto (schiaccio la frizione, metto in prima, ecc.); una volta che ho imparato ed automatizzato i gesti, “non ci penso più”, cioè le mie energie e attenzione sono sulle auto di fianco, sono sui fattori circostanti.

A scuola, le attività che concernono la motricità fine variano tra il 30-60% e di queste circa l’85% sono attività di scrittura (Hoy, Egan, Feder, 2011, cit. in Zoia, Baldi, Santinelli, 2020). Per un bambino con difficoltà di scrittura, queste attività sono dei momenti frustranti: la scrittura è sia uno strumento di apprendimento che un mezzo per dimostrare le proprie conoscenze e nonostante l’impegno e lo sforzo, la produzione scritta di questi bambini rimane poco leggibile o lenta rispetto ai suoi compagni (Zoia, Baldi, Santinelli, 2020). I bambini disgrafici devono scegliere tra “scrivere in modo leggibile ma lentamente oppure scrivere rapidamente ma in modo illeggibile” (Zoia, Baldi, Santinelli, 2020).

Il vissuto è caratterizzato da frustrazione costante, sentimento di competenza e stima di sé diminuiti che portano il bambino ad evitare le situazioni di scrittura; in questo modo il bambino non coglie le occasioni per migliorare la sua prestazione, tende ad evitare le attività e quindi non si allena e non evolve.
È di fondamentale importanza accogliere il vissuto di ogni bambino con difficoltà di scrittura per poter trovare delle strategie e delle attività che lo aiutino a vivere ed affrontare in modo sereno e
propositivo le attività quotidiane di scrittura, ma non solo.