Internet in età pediatrica: quando e come trasformarlo in alleato – a cura di Roberto Panighi – 

E’ davvero riflessivo notare, specialmente grazie a internet ed alla possibilità di recuperare immagini e filmati di ogni epoca, perfino dal paleolitico, quanto le nostre mani abbiano coinvolto i nostri occhi per soddisfare le nostre necessità.
Le mani in effetti da sempre supportano le importanze più iconiche di ogni era, dalla preistorica alla digitale.
Possiamo ricordare mani impegnate con strumenti di attacco nelle celebri scene di caccia raffigurate nei dipinti rupestri oppure, facendo un bel salto temporale, mani impegnate nella preghiera, nel distribuire cibo a tavola, mani impiegate a “sbucciare cipolle”, citando un celebre verso di una canzone di Zucchero o ancora, arrivando a tempi recentissimi, mani quasi racchiuse impiegate a muoversi all’interno di spazi costretti in confini di circa 15×5 centimetri e dalla cui superficie sensibile al tatto è possibile cambiare il mondo.
Non per finta o romanticamente: dalle ridotte dimensioni del touch screen di uno smartphone è letteralmente possibile cambiare il mondo.
Affascinante.
E senza dubbio tutta questa potenza non sfugge alle mani, ma ancor prima alle menti, dei nostri ragazzi fin anche dei nostri bambini.
Non ci dilungheremo attorno a complesse didascalie neurologiche circa quello che accade in ognuno di noi quando scopriamo il piacere della scoperta ed i relativi sistemi di reward che si attivano, più brevemente partiamo dal presupposto che utilizzare internet e i dispositivi tecnologici di realtà aumentata e/o artificiale ci piace.
E piace anche ai nostri figli.
E’ una consapevolezza che abbiamo, così come abbiamo ben chiaro che ormai è inimmaginabile pensare ad un pre-adolescente senza connessione digitale.
Sappiamo ancora, ma qui forse siamo un po’ meno consapevoli, tutta la serie di rischi annessi e connessi al rifugiarsi sempre più costantemente in gaming, social network e video watching, ma siamo ben consci del fatto che “non posso mica togliere il cellulare a mio figlio di 8 anni, i suoi amici ormai lo hanno tutti, cosa faccio lo isolo dagli altri?”
Già, cosa facciamo: li isoliamo?
Il punto ormai è questo: la connessione internet, ed i connessi dispositivi per accedervi, sono una risorsa fondamentale nel tempo contemporaneo.

Bimbo al Cellulare

Fa sorridere pensare che siamo andati sulla luna senza che esistesse internet (ma vi immaginate Armstrong in diretta su TikTok mentre appoggia il primo passo dell’umanità sul suolo lunare? Quante interazioni in quella diretta? Quanti follower avrebbe fatto? E quanti hater!), eppure se oggi proviamo ad immaginarci un weekend senza connessioni avvertiamo le vertigini.

Dunque, per tornare alla domanda di prima, cosa facciamo? Li isoliamo?
Teniamo presente che abbiamo a che fare con “Nativi Digitali”, per citare Marc Prensky.
Quindi no, non li isoliamo: ci alleiamo!
Con chi? Ma con loro: sia con i nostri figli sia con i dispositivi digitali!
D’altra parte perché non farlo? Non dimentichiamo che in termini di quotidianità questi strumenti hanno consentito a noi adulti di razionalizzare operazioni prima molto più articolate ed è riscontrabile oggettivamente che ci sono numerose applicabilità utilissime nei percorsi di crescita, anche dei più piccoli.
Dobbiamo però tenere ben chiaro un punto imprescindibile: l’esposizione precoce ai dispositivi digitali è un elevato fattore di rischio con comprovate ripercussioni negative sulla salute dei bambini.
Non per mettervi paura, ma forse anche un po’ si, è bene sapere che un importante studio condotto in Giappone dal gruppo di ricerca di Megumi Kushima, dell’università di Yamanashi, ha rilevato una certa correlazione tra l’elevata esposizione agli schermi nelle più tenere età e conseguenti diagnosi di autismo.
Occorre poi tener presente quanto l’utilizzo delle mani, tornando all’incipit di questo articolo, sia fondamentale per strutturare delle connessioni uniche e estremamente funzionali nel nostro cervello: prendere, manipolare, spostare sono tutti elementi necessari alla costruzione della nostra propriocezione.
Per di più sappiamo da importantissimi studi sui neuroni specchio, scoperti dal gruppo di ricerca dell’università di Parma, guidato dal dottor Giacomo Rizzolati, che impariamo l’intersoggettività proprio osservando i movimenti delle altre persone: che ne sarebbe se i soli movimenti osservati fossero quelli di trascinare le dita su uno schermo?
Se avete avuto occasione di vedere da vicino gli animali più piccoli della nostra specie (esatto, i nostri adorabili figli) spesso vi sarete sorpresi nel vederli imitare esattamente le azioni di “trascinamento” e “click” adoperati dalle loro tenere manine su superfici più o meno interattive.
E questo non sappiamo proprio dire se sia così affascinante.

Un interessante articolo di Giovanni Cerimoniale, scritto nel 2023 per Il medico pediatra, periodico di settore all’interno della Federazione Italiana Medici Pediatri, suggerisce l’importanza di attivare una sensibilizzazione preventiva rivolta principalmente alle neo mamme sull’importanza concettuale del gioco: “I bambini dovrebbero giocare, trasformando un oggetto con il gioco simbolico del far finta. L’utilizzo di tablet, smartphone, videogame, sta modificando il modo in cui bambini e adolescenti apprendono, giocano e interagiscono tra loro”.
Nell’articolo vengono ben descritte delle fasi da scolpire nella pietra miliare della nostra consapevolezza genitoriale:

  • prima dei 3 anni il bambino ha bisogno di costruire i suoi riferimenti spaziali e temporali, pertanto bisogna cercare il più possibile di evitare l’uso degli schermi;
  • da 3 a 6 anni il bambino ha bisogno di scoprire tutte le sue possibilità sensoriali e manuali, pertanto va incoraggiato il gioco tra pari evitando smartphone o tablet personali;
  • da 6 a 9 anni il bambino ha bisogno di scoprire le regole del gioco sociale, pertanto non consentire l’uso di internet;
  • da 9 a 12 anni il bambino inizia a rendersi autonomo dai riferimenti familiari, pertanto evitare la partecipazione ai social network

Per quanto riguarda a fascia di età 9-12, ci viene in aiuto il sito internet https://www.internetmatters.org/ al cui interno troviamo una sorta di vademecum del rapporto digitale genitori/figli e da cui riportiamo alcuni suggerimenti:

  •  Avere discussioni libere e franche:
    Incoraggia tuo figlio a parlarti di come usano Internet e mostrarti cosa fanno. Discuti con loro sul tipo di cose che potrebbero incontrare. Un buon momento per parlare è quando ottengono un nuovo dispositivo o menzionano un nuovo sito Web.
  •  Gestisci i loro dispositivi:
    Incoraggiali a utilizzare i loro dispositivi tecnologici in un’area comune come il soggiorno o la cucina e impostare un account utente per tuo figlio. Se pensi che non siano abbastanza grandi per avere un telefono cellulare o un tablet, resta fermo e spiega i motivi.
  •  Mettiti in controllo:
    Attivare controllo dei genitori sulla tua banda larga domestica, tutti i dispositivi inclusi telefoni cellulari e console di gioco. Le impostazioni di ricerca sicura possono anche essere attivate Google (e altri motori di ricerca), YouTube e su siti di intrattenimento come iTunes e iPlayer.
  •  Avere un accordo:
    Accordati e stabilisci dei limiti con loro o hanno a accordo familiare per il loro uso di Internet, incluso quando e dove possono usare dispositivi portatili e per quanto tempo, prima di abituarsi a fare le proprie cose.
    Inizia presto le discussioni sui social network
    Parla ai bambini dei benefici e dei rischi di il social networking prima che si uniscano a qualsiasi sito. Fai loro sapere che tutto ciò che caricano, e-mail o messaggio potrebbe rimanere online per sempre.
  •  Mantieni private le informazioni private
    Se tuo figlio ha un profilo di social network, insegnagli a bloccare o ignorare le persone e come impostare rigide impostazioni sulla privacy. Richiedi che tu o qualcuno di cui ti fidi diventi il loro “amico” o “follower” per verificare che le conversazioni e i post siano appropriati.

Già, ma come detto l’ingombrante presenza di smartphone e tablet è ormai sdoganata anche nella fascia tra i 6 e i 9 anni, nonostante il chiaro divieto assoluto espresso dalla associazione dei pediatri, quindi come strutturare un uso che sia il più possibile allineato con la fondamentalità della scoperta delle regole del gioco sociale?
Come ci alleiamo?
La risposta arriva dalla Germania e sembra essere meno perentoria rispetto alla posizione descritta poche righe sopra.
Shau-hin, tradotto suona come “guarda a”, è un comitato formato da psicologi, esperti di tecnologie ed avvocati, che ha implementato un servizio online di consulenza-supporto circa l’uso dei dispositivi digitali per i più piccoli. Anche in questo caso abbiamo una sorta di decalogo su come impostare il rapporto di alleanza tra noi, i dispositivi e i nostri figli.

Bimba con cell

In particolare per la fascia 7-9 anni la regola che più spicca è legata ai tempi di utilizzo sorvegliato: non più di 30 minuti in cui comunque l’utilizzo non deve mai essere senza supervisione ma, al contrario, è importante che si utilizzi assieme lo smartphone, o tablet, o consolle, sfruttando quelle app create apposta per stimolare e insegnare qualcosa ai più piccoli.

Vorremmo concludere con una riflessione che ci riguarda tutti più direttamente di quanto non lo si pensi, è un pensiero che trae spunto da preoccupanti dati emersi nello studio portato avanti da Giovanni Cerimoniale e ripreso in questo articolo: all’interno del campione analizzato il 72,5% delle madri continua a usare lo smartphone mentre allatta, il 10,5 % usa gli schermi per addormentare e il 61% per intrattenere i propri figli nei primi due anni di vita.
Se avete fin ora seguito i percorsi divulgativi del Centro Psicologia, oppure se per curiosità o formazione accademica avete ben chiara l’importanza dello strutturarsi di un rapporto funzionale tra genitori e figli, sarete in accordo con noi che sia giunto il momento di un auto-esame circa le nostre abitudini quotidiane nell’utilizzo dei dispositivi digitali, sia “con” che semplicemente “in presenza” dei nostri figli.
Perchè alla fine, pensandoci bene, il loro internet siamo noi.

Bibliografia