Carta stampata o schermo? La lettura nell’era digitale – a cura della dottoressa Ilaria Pinto

Delle tre vite di cui parlava Aristotele, la vita dell’azione, la vita della contemplazione e la vita del piacere, ne abbiamo due, l’azione e il piacere, ma ci manca l’altra, la contemplazione. Cosa che – a mio parere – spiega perché la nostra è una città violenta.
– John S. Dunne

Che nella nostra società manchi un momento riservato alla contemplazione, come la chiama Aristotele, non sembra un fatto nuovo: non sembra esserci tempo per rallentare, in un mondo che ci richiede di correre in continuazione. Esercitarci a stare ci dà una sensazione di sopraffazione, di vuoto… quanto tempo da poter riempire! Provare a fermarci o, per lo meno, moderare il passo ci costringe a rinunciare alla gratificazione immensa ed immediata che deriva dallo spuntare la lista delle cose da fare, gettandoci nello sconforto per la percezione che non stiamo facendo niente.

Il digitale è lo strumento che per eccellenza ci permette di soddisfare questo duplice bisogno, di essere immersi in una vita di azione e di piacere immediato e costante. La lettura digitale, allora, viene preferita alla tradizionale lettura su carta: infatti la prima innesca tutti quei meccanismi di multitasking, comunicazione rapida e interattiva con i quali ci sentiamo oramai a nostro agio, a discapito dei processi cognitivi, a paragone più lenti e dispendiosi, che metteremmo in campo con la tradizionale lettura su carta. Ma questa scelta, apparentemente banale, come influenza il modo che abbiamo di leggere? 

Nelle scuole e nel tempo libero, viene preferito sempre di più lo strumento digitale a quello cartaceo: questo, infatti, ci dà una serie di vantaggi legati alla creatività e ai collegamenti che è possibile fare tra diverse sfaccettature di uno stesso argomento. Ad esempio, se fossimo interessati ad un tema di psicologia, come l’importanza della lettura, in pochi secondi avremmo accesso a una moltitudine di dati, articoli, interviste, che possono stimolare la nostra curiosità sul tema. Tuttavia, per selezionare e far nostre le informazioni utili al nostro scopo, ad esempio scrivere questo articolo, avremmo bisogno di aver acquisito negli anni precedenti delle capacità fondamentali legate alla lettura profonda, che è strettamente connessa al medium cartaceo. 

La lettura profonda si rifà a quella moltitudine di processi complessi che permettono la comprensione di un testo: il ragionamento, la capacità di dedurre significati (ragionamento inferenziale), l’analisi critica, la riflessione, la selezione delle informazioni rilevanti, solo per citarne alcune. La lettura digitale ostacola l’acquisizione della lettura profonda: infatti, se la prima consente un apprendimento più immediato, ma anche più passivo e che ‘disallena‘ l’attenzione, il secondo costringe il lettore ad essere un critico attivo nella propria ricerca di significato, allenando la riflessione profonda e il pensiero originale. 

Dal punto di vista neuroscientifico, il potenziamento di veloci spostamenti di attenzione e le innumerevoli fonti di distrazione dell’interfaccia digitale potrebbero creare un corto circuito nello sviluppo dei processi della lettura e del pensiero profondi (parliamo di sovraccarico cognitivo): immaginate una data quantità di informazioni che rimbalzano da un lato all’altro del cervello come la pallina in un flipper.

È vero, la lettura digitale offre alcuni vantaggi che spesso portano il lettore a preferire quest’ultima alla modalità analogica del testo stampato: uno su tutti, la convenienza. Le ricerche hanno confermato il costo minore della lettura da schermo piuttosto che in formato cartaceo (Bando, Gallego, Gertler, & Romero, 2016); inoltre, il testo online può essere facilmente accessibile elettronicamente da vari dispositivi (ad esempio, e-reader, computer e smartphone) e un singolo strumento può contenere un gran numero di libri o altro materiale. Queste caratteristiche conferiscono al supporto elettronico alcuni vantaggi rispetto alla carta, in termini di comodità nell’accesso e nel trasporto. Nonostante questi iniziali vantaggi, la carta rimane da preferire rispetto agli effetti a lungo termine, sia sui giovani lettori, che sugli esperti. Ad esempio, una ricerca metanalitica di V. Clinton del 2019 sottolinea come, nonostante il tempo di lettura sia maggiore sul supporto elettronico piuttosto che cartaceo, la comprensione del testo non ne tragga beneficio (Daniel & Woody,2013), ma che anzi i lettori che prediligono l’online possiedono una più scarsa consapevolezza metacognitiva (“So cosa sto leggendo?”) rispetto a chi legge su carta: torniamo all’importanza della lettura profonda

Soprattutto quando parliamo di età evolutiva, la lettura su carta garantisce ancora risultati migliori rispetto ai dispositivi digitali. Oltre a ciò che è stato già sottolineato riguardo al potenziale cognitivo della lettura su carta, non bisogna tralasciare anche la dimensione fisico-sensoriale che possono regalare le pagine di un libro. Il formato del materiale di lettura si ripercuote in modo profondo sulla strategia di lettura attivata, sulla comprensione, sull’analisi e la valutazione di un testo: che siano pixel o inchiostro, che si scorra il dispositivo col dito piuttosto che si giri la pagina, la fisicità di un libro contro l’effimero di uno schermo fa variare inevitabilmente l’esperienza di lettura. La tangibilità del testo, quindi, consente al lettore di concentrarsi unicamente sulla lettura, al contrario, la tecnologia favorisce lo spostamento dell’attenzione sullo strumento stesso, perdendo di vista il focus della lettura. Un livello di attenzione più labile ha effetti inevitabili anche sulla memoria: alcuni studi affermano che la carta stampata supporta le capacità mnemoniche in modo più efficace rispetto al digitale (Noyes & Garland, 2003).

Ma quindi, le nuove tecnologie nel campo della lettura sono da bandire? 

Certamente no: esistono, infatti, una gamma di possibilità tra l’estremo che vuole demonizzare gli strumenti più innovativi e la stoica pretesa di rimanere ancorati a metodi ormai obsoleti. Ciò che ci può salvare, allora, è (come spesso accade) la formazione. Per evitare un tragico epilogo come quello che prefigurava Nicholas Carr nel suo provocatorio articolo “Is Google Making Us Stupid?” (2008), quello che possiamo fare è partire dall’esercizio della lettura e scrittura su carta, che allena i processi cognitivi profondi necessari a navigare internet con consapevolezza. La consapevolezza è il requisito chiave che ha fatto da sfondo a tutto questo articolo, se ci pensiamo: so cosa sto leggendo? Come lo sto leggendo? Sono attento? No aspetta, torno indietro. E ancora: questa informazione è corretta? Cosa ne penso? Cosa ne posso trarre? 

Affiancare la lettura su supporti elettronici a quella su carta può aiutare il lettore a migliorare il proprio livello di comprensione e resistere alla tentazione dello scorrimento superficiale di parole, cercando un significato più profondo. Lo sviluppo parallelo e ricco di alfabetizzazioni multiple, infatti, può favorire la crescita di un approccio analitico dove gli studenti vedano l’informazione non come un punto d’arrivo, ma come l’inizio di domande e pensieri originali, che li formino a vedere il mondo con lo spirito critico e curioso di un lettore attento ai dettagli. 

Per riassumere, la lettura su schermo può essere una risorsa: ciò che conta è che venga supportata da un’adeguata capacità di controllo e discernimento delle informazioni, accompagnate a una buona dose di coscienza rispetto al proprio funzionamento come lettore e solamente dopo aver acquisito padronanza della lettura profonda. Con questi accorgimenti, allora, internet ci apre un mondo di possibilità che possono solo che arricchire il nostro sapere. D’altronde, come dice la celebre frase di A. Einstein: “La mente è come un paracadute, funziona solo quando è aperta.” 

Bibliografia

  •  John S. Dunne, Love’s Mind: An Essay on Contemplative Life, Notre Dame (IN), University of Notre Dame Press, 1993
  •  Wolf, M., Barzillai, M. (2015). L’importanza della lettura profonda. Che cosa servirà alla prossima generazione per leggere in modo riflessivo, sia su carta che online?, Focus, DOI: 10.3302/2421-3810-201502-034-1
  • Bando, R., Gallego, F., Gertler, P., & Romero, D. (2016). Books or laptops? The cost-effectiveness of shifting from printed to digital delivery of educational content, No 22928, NBER Working Papers, National Bureau of Economic Research, Inc .http://EconPapers.repec.org/RePEc:nbr:nberwo:2292
  • Clinton, V. (2019). Reading from paper compared to screens: A systematic review and meta-analysis, Journal of Research in Reading, ISSN 0141-0423 Volume 42, Issue 2, 2019, pp 288–325. DOI:10.1111/1467-9817.12269 
  • Garland, K., Noyes, J. M. (2003). Computer- vs. paper-based tasks: Are they equivalent?
  • Tognini, M. (2022). Dalla carta agli schermi. Mappatura di alcuni nodi problematici nel dibattito sulla lettura. Umanistica Digitale – ISSN: 2532-8816 – n. 14, 2022M. DOI: http://doi.org/10.6092/issn.2532-8816/15563 
  • Nardi, A. (2015). Lettura digitale vs lettura tradizionale: implicazioni cognitive e stato della ricerca, Open Journal per la formazione in rete, Numero 1, Volume 15, anno 2015, pp. 7-29 DOI: http://dx.doi.org/10.13128/formare-15434