Con il termine bullismo si fa riferimento alle prepotenze perpetrate da bambini e ragazzi nei confronti dei loro coetanei.
Un fenomeno contraddistinto da un’interazione tra coetanei caratterizzata da un comportamento aggressivo intenzionale, da uno squilibrio di forza/potere nella relazione e da una durata temporale delle azioni “vessatorie”.
Il bullismo risulta essere ancora oggi un fenomeno molto diffuso.
Un’indagine ha messo in rilievo che più del 50% degli intervistati 11-17enni riferisce di essere rimasto vittima di un qualche episodio offensivo, non rispettoso e/o violento.
Quasi uno su cinque (19,8%) dichiara di aver subìto azioni tipiche di bullismo una o più volte al mese e in circa la metà di questi casi (9,1%) si tratta di una ripetizione degli atti molto frequente: una o più volte a settimana.
Inoltre, le ragazze presentano una percentuale di vittimizzazione superiore rispetto ai ragazzi (45%).

Il fenomeno del bullismo è in continua e perenne evoluzione; ad oggi, si può parlare di due differenti forme di bullismo.
Da un lato troviamo il bullismo di tipo diretto (prevalentemente maschile), caratterizzato da azioni offensive che consistono in attacchi fisici nei confronti delle vittime come calci, pugni, percosse, sottrazione e/o danneggiamento di oggetti di proprietà, oppure in attacchi verbali diretti, nei quali il bullo agisce minacciando, prendendo in giro, ingiuriando e deridendo la vittima. Dall’altra parte il bullismo indiretto (prevalentemente femminile) in cui la bulla agisce diffondendo pettegolezzi fastidiosi, storie offensive o escludendo volutamente la vittima dai gruppi di aggregazione.
Questa seconda forma di bullismo rappresenta una modalità di prepotenza capace di procurare alla vittima un dolore psicologico profondo tanto quanto il dolore fisico.
In aggiunta, le nuove tecnologie a disposizione, internet o smartphone, sono divenute oggi potenziali mezzi attraverso cui compiere e subire prepotenze o soprusi. Per questo motivo è ormai necessario, per disporre di un quadro più completo del fenomeno, fare riferimento ad un’ulteriore forma di bullismo: il cyberbullismo, che consiste nell’invio di messaggi offensivi, insulti o foto umilianti tramite sms, e-mail, diffuse in chat o sui social network, allo scopo di molestare una persona per un periodo più o meno lungo.
Il cyberbullismo è caratterizzato dalla natura indiretta delle prepotenze attuate in rete: non c’è un contatto faccia a faccia tra vittima e aggressore nel momento in cui gli oltraggi vengono compiuti e di conseguenza è ancora più difficile che il bullo possa provare rimorso o empatia. Nel cyberbullismo anche una singola offesa divulgata a molte persone attraverso la rete può arrecare danno alla vittima, potendo raggiungere una platea ampia di persone contemporaneamente ed essere condivisa ipoteticamente in modo illimitato, ampliando notevolmente la gravità e la natura dell’attacco.
Un’indagine, realizzata nel corso del 2020 su 6.000 ragazzi, dai 13 ai 23 anni, provenienti da tutta Italia, mette in luce che anche per quanto riguarda il più moderno fenomeno del cyberbullismo le vittime sono per lo più femmine (70%) e che i giovani conoscono bene la pericolosità del web: sei adolescenti su dieci dichiarano, infatti, di non sentirsi al sicuro online.

Come è cambiato il bullismo in tempi di Covid-19?
In questo ultimo anno nulla è cambiato in termini di urgenza per quanto riguarda i comportamenti di bullismo e cyberbullismo.
Il distanziamento fisico, le misure restrittive e la didattica a distanza non hanno diminuito la frequenza e l’intensità del fenomeno, ma hanno anzi trasformato il cyberbullismo in uno dei punti cruciali su cui intervenire in termini di prevenzione della salute mentale.
Il confinamento a casa, la mancanza di confronto in persona, l’assenza di stimoli esterni, i sentimenti di fragilità caratteristici di questi mesi di pandemia, hanno amplificato ulteriormente i vissuti di isolamento tipici del bullismo. Tanto da far sì che questi possano trasformarsi in veri e propri sintomi psichiatrici, prevalentemente di tipo depressivo.
Anche il prossimo ritorno alla socialità e al normale confronto fra pari è un momento che va monitorato con attenzione.
Essere nuovamente esposti all’osservazione dell’altro, specialmente dopo un lungo periodo di isolamento, può, infatti, generare sentimenti di inadeguatezza, inferiorità, incapacità al confronto, che, in ragazzi già fragili sotto il profilo psichico, possono portare a gesti estremi (es. gesti di autolesionismo).
Un’ipotesi percorribile per far fronte al problema è la realizzazione o il rinforzo di programmi di supporto per le famiglie e per gli adolescenti.
Tali opportunità di sostegno dovrebbero entrare in un rapporto collaborativo intenso, detto “rete”, in cui le strutture sanitarie si relazionano in modo articolato con le altre istituzioni che si occupano di adolescenti. In questi tempi di pandemia da Covid-19, in cui rischiano di predominare sentimenti come la frammentazione e l’incertezza, è infatti cruciale legare le varie articolazioni della proposta di aiuto intorno a specifici modelli teorici e operativi in modo che gli effetti che essa è in grado di produrre risultino esponenzialmente incrementati.

La piattaforma Facebook contro il bullismo e il cyberbullismo
In collaborazione con lo Yale Center for Emotional Intelligence, Facebook ha predisposto una piattaforma di prevenzione contro il bullismo. Questa piattaforma rappresenta un’innovativa e molto utile risorsa rivolta a ragazzi, genitori e insegnanti che cercano supporto e aiuto in merito a problemi relativi a eventi di bullismo e altri conflitti. Offre programmi dettagliati, incluse indicazioni su come cominciare conversazioni importanti per persone vittime di bullismo, genitori, il cui figlio è stato vittima di bullismo o accusato di bullismo e insegnanti che hanno avuto e/o hanno studenti coinvolti in atti di bullismo. Nel dettaglio, per i genitori la piattaforma mette a disposizione la consulenza di esperti informatici provenienti da diversi e numerosi paesi del mondo: nella sezione “livello avanzato”, infatti, è possibile selezionare il proprio Paese d’interesse per connettersi direttamente con esperti di sicurezza online. Ci sono poi diversi suggerimenti su come affrontare l’argomento bullismo con i propri figli, siano essi vittime, testimoni o bulli. E per i genitori che non sanno nulla di Internet e di Facebook, niente panico. C’è una sezione “tutto su Facebook” e una “conversazioni per i genitori”, con qualche indicazione pratica sul social network e i pareri, le esperienze e le opinioni di altri genitori. Altrettanto interessante è la sezione dedicata agli insegnanti: l’idea di base è quella di creare delle regole (dedicate alla sicurezza a scuola e sul Web) per poi condividerle con la classe e farle rispettare da tutti.

Non-solo-Facebook
I social di immagine come Instagram e Tik Tok offrono a molti gionani e, putroppo a “moltissimi giovanissimi” degli spazi di condivisione aperti e incontrollabilmente diffusibili.
A seguito dei recenti fatti di cronaca e del rischio tangibile che le categorie più fragili (minori e bambini) mettano a disposizione le loro fragilità a coloro che ne potrebbero fare uso improprio e dannoso, la piattaforma TikTok sta chiedendo a tutti gli utenti iscritti di riconfermare la propria data di nascita. Dal 9 febbraio 2021  TikTok ha iniziato a chiedere a tutti gli utenti italiani di confermare la propria data di nascita. Si tratta di un’operazione molto semplice e che ricalca quanto già accade su altre piattaforme, come quando si deve accedere a un contenuto vietato ai minori (magari per comprare un videogioco su PC) e bisogna confermare di avere almeno 18 anni.
Il tutto nasce da un intervento del Garante per la protezione dei dati personali che, a seguito di una vicenda di cronaca nera, ha puntato i riflettori sulle modalità con cui i social network, in particolare TikTok, accertano l’età dei loro utenti. C’è un’età minima, infatti, per potersi iscrivere: bisogna avere almeno 13 anni. TikTok deve quindi verificare che chi sta usando il suo servizio lo stia facendo rispettandone i requisiti anagrafici.
La data di nascita dell’utente viene confermata senza fornire documenti: basta selezionare giorno, mese e anno da un carosello. Uno strumento facile da aggirare; anzi, è probabile che molti genitori nemmeno sapranno di questa novità e che eventuali minori di 13 anni iscritti alla piattaforma potranno continuare a navigare senza problemi.
Con uno spot dedicato, quindi, il Garante e Telefono Azzurro vogliono sensibilizzare sul tema i genitori, affinché monitorino quali dati i propri figli distribuiscono sui vari social network e quindi siano consapevoli di quali attività praticano online.

Chiedere aiuto è importante!

Oltre a rivolgersi ad alcune figure professionali quali:

  • Medico di base o pediatra per capire meglio la situazione;
  • Psicologo e/o assistenti sociali che possono essere di supporto in situazioni così delicate.
  • Al Centro Psicologia di Gorgonzola è attivo un servizio di sostegno psicologico per vittime di bullismo → chiama o contattaci qui

Ci sono alcuni numeri utili che si possono chiamare in caso di atti di bullismo:

Chiamare il Telefono Azzurro ai seguenti numeri:

  • 114 una linea telefonica di emergenza per segnalare situazioni in cui un bambino o un adolescente è in pericolo. Possono chiamare adulti e bambini 24 ore su 24, 365 giorni l’anno, sia da telefonia fissa che da telefonia mobile, gratuitamente;
  • 1.96.96 una linea telefonica per bambini e adolescenti che desiderino raccontare piccole e grandi difficoltà che si trovano a vivere. Alla medesima linea possono rivolgersi anche adulti che intendano parlare di problemi che coinvolgono minorenni;

Chiamare il numero verde istituito dalla pubblica istruzione 800669696 nell’ambito della campagna contro la violenza ”Smonta il bullo“, attivo dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 19.
A rispondere sono operatori specializzati come psicologi, insegnanti e personale del Ministero. Il numero verde è stato attivato per segnalare casi, domandare informazioni generali, chiedere come comportarsi in situazioni critiche e ricevere sostegno;

Oppure:

  • Inviare un messaggio al numero 43002 e la segnalazione arriverà in forma anonima alle forze dell’ordine competenti nel territorio;
  • Chiamare la Polizia di Stato al numero 113;
  • Chiamare i Carabinieri al numero 112.

Per concludere, è fondamentale avere la consapevolezza che il bullismo rappresenta una tragedia per tutti: le vittime innanzitutto, ma anche per gli aggressori, che non sanno controllare e gestire le loro pulsioni più primitive, gli educatori e le famiglie.
Gli adolescenti tendono all’omologazione, chi è diverso tende ad essere vittima di bullismo. Ma se insegniamo ai nostri ragazzi ad essere empatici, a sentire e ascoltare l’altro, anche e soprattutto se diverso, combattiamo il bullismo dalla base. Un’educazione volta all’inclusione, all’accettazione dell’altro, alla comprensione del diverso è il miglior antidoto contro il bullismo.

A cura di Claudia Croci, psicologa