L’orientamento relazionale della psicoanalisi, pur partendo dalle concettualizzazioni di Sigmund Freud se ne differenzia perché pone enfasi sugli aspetti della relazione unica che si crea tra paziente ed terapeuta.
In estrema sintesi, il fondamento della psicoanalisi classica consiste nell’idea che le motivazioni profonde dei comportamenti umani siano le pulsioni profonde e inconsce di tipo aggressivo e sessuale.
Nella prospettiva psicoanalitica relazionale, invece, si ritiene che la motivazione primaria della psiche sia quella di creare relazioni piuttosto che soddisfare pulsioni.
In particolare si pone l’accento sulle relazioni primarie, quelle dell’infanzia con i genitori, a partire dalle quali si formano le aspettative dell’individuo e il modo di andare incontro ai propri bisogni. In modo non conscio, le persone cercano quindi di ricreare, a livello emotivo in tutte le relazioni successive, i “modelli relazionali” che hanno interiorizzato e soddisfare così i propri bisogni in base ad essi.
Per questo motivo, anche durante la seduta, il paziente “mette in scena” i propri modelli relazionali utilizzando il terapeuta come “attore” nell’interazione stessa.
Nella prospettiva della psicoanalisi relazionale, l’aspetto centrale del cambiamento terapeutico è dato dal costruire insieme una relazione terapeutica in cui il paziente possa modificare i propri modelli inconsci ripetitivi, dopo averne preso consapevolezza, grazie agli scambi interpersonali e al contributo reciproco del terapeuta e del paziente stesso.
L’unicità del paziente, l’unicità del terapeuta e la reciproca responsabilità nella costruzione del processo analitico, sono alla base di questo approccio terapeutico.

A cura di
→ Francesco Dal Fara
Psicologo, psicoterapeuta