“LA DISGRAFIA – Un altro modo di scrivere” – a cura della Dott.ssa Claudia Andreotti
LA DISGRAFIA
La disgrafia è un disturbo specifico dell’apprendimento (DSA) che interessa l’aspetto grafico della scrittura. Come per gli altri disturbi dell’apprendimento, la difficoltà non è legata a una mancanza di impegno, a scarsa motivazione o a un basso funzionamento intellettivo, bensì ad alcune fragilità in particolari processi motori e di coordinazione della scrittura. (Cornoldi & Tressoldi, 2014).
Queste criticità nell’esecuzione del gesto grafico si manifestano in una scrittura irregolare e imprecisa, nonostante le rappresentazioni delle parole nella testa compaiano nitide e corrette. La disgrafia rende perciò difficoltoso il controllo della manualità, come se la mano non riuscisse a trascrivere in modo corretto ciò che la mente ha già visualizzato.
LE MANIFESTAZIONI DELLA DISGRAFIA
Lo sviluppo del grafismo procede contemporaneamente con lo sviluppo psicomotorio e con il crearsi dell’esperienza. (Brotini, M., 1986). Questi due fattori sono fondamentali per un progressivo perfezionamento dei movimenti della mano e delle dita. Quando questo processo non avviene in modo adeguato, possono presentarsi difficoltà specifiche di scrittura.
Queste fragilità si manifestano attraverso una scrittura lenta e discontinua, con frequenti interruzioni del tratto grafico oppure, al contrario, con un tratto eccessivamente marcato. Un’impugnatura troppo rigida o, viceversa, troppo morbida può causare forte stanchezza e veri e propri dolori articolari alle mani, spesso legati anche ad una postura scorretta.
È fondamentale precisare che le persone con disgrafia non presentano un disturbo motorio, ma difficoltà nella pianificazione dei movimenti delle dita, che rendono complicata l’esecuzione di una scrittura efficace. Queste difficoltà possono manifestarsi attraverso lettere o numeri di forme e dimensioni diverse, fluttuazioni e scritte che fuoriescono dai margini.
Risulta spesso difficoltoso organizzare correttamente la scrittura da sinistra a destra e colorare all’interno delle righe. Inoltre, può essere molto complesso rileggere ed interpretare la propria scrittura e sono frequenti cancellature e scarabocchi.
Ognuno di noi cresce con tempi e modalità diverse, per questo è essenziale ritagliarsi del tempo per osservare con calma, senza indossare una “lente diagnostica” e senza allarmarsi dinanzi a singoli segnali; non tutte le scritture poco leggibili indicano la presenza di una disgrafia. Una diagnosi richiede una valutazione specifica e accurata da parte di professionisti qualificati.
COME FUNZIONA LA DIAGNOSI?
La diagnosi di disgrafia viene effettuata a partire dai sette anni di età, (seconda elementare) e consiste nell’ osservare l’impugnatura della penna o della matita, la postura e la velocità di produzione, attraverso attività quali il disegno, la scrittura di frasi o la copiatura di un testo in autonomia.
Queste osservazioni vengono effettuate da un neuropsicologo, il quale in un primo incontro raccoglierà informazioni sulla storia personale e di salute della persona e successivamente somministrerà i test cognitivi. Il professionista potrebbe successivamente suggerire un incontro con un neuropsicomotricista, un logopedista e/o con un neuropsichiatra.
QUALI INTERVENTI ATTUARE?
Il trattamento per la disgrafia varia da persona a persona e può includere esercizi motori mirati a rafforzare la muscolatura di mani e braccia, attività di rieducazione del gesto grafico ed esercizi per migliorare la coordinazione occhio-mano. Inoltre, l’allenamento della manualità può essere potenziato attraverso l’utilizzo di strumenti come le palline antistress e attività di controllo della scrittura, affiancati ad esercizi di memoria o ad interventi neuropsicologici.
A scuola, per gli studenti con disturbi specifici dell’apprendimento, viene stilato un PDP (piano didattico personalizzato), cioè un documento che definisce il percorso formativo su misura per ragazzi con esigenze specifiche, stabilendo strumenti compensativi e misure dispensative per garantire il diritto allo studio e il successo scolastico. Per quanto riguarda gli strumenti compensativi, si possono utilizzare penne o matite ergonomiche, programmi di videoscrittura o di sintesi vocale. Per le dispense didattiche, invece, viene ridotto il carico di lavoro, si fornisce del tempo extra durante le prove e si propone di utilizzare maggiormente la forma orale rispetto a quella scritta.
È fondamentale creare e pensare ad interventi “ad hoc” e “su misura”, affinché vengano rispettati e valorizzati i tempi e le modalità di ciascuno.
COME GESTIRE L’ASPETTO EMOTIVO?
In molti casi, alla riabilitazione cognitiva e motoria si affiancano incontri con uno psicoterapeuta, con l’obiettivo di promuovere il benessere della persona coinvolta e rafforzarne l’autostima.
È ancora molto comune, soprattutto dopo la diagnosi di un disturbo dell’apprendimento, la tendenza a fondersi completamente con esso.
“Non so leggere, sono dislessica”. L’utilizzo del verbo essere finisce per identificare la persona con il disturbo. È invece importante ricordare che oltre al disturbo c’è molto altro, ci siamo noi. Una formulazione più corretta e rispettosa potrebbe essere “Faccio molta fatica, perché per me scrivere è difficile”.
È fondamentale educare alla consapevolezza, all’autostima e alla curiosità. È importante che gli adulti di riferimento e le persone che circondano il bambino o l’adolescente gli trasmettano un messaggio rassicurante: conoscere e riconoscere le proprie difficoltà non deve essere vissuto come qualcosa di terrificante o invalidante ma come un’occasione di crescita e di scoperta.
Bibliografia
- Brotini, M., (1986). Le difficoltà di apprendimento. Come affrontare disgrafie, disortografie, dislessie e discalculie. Edizione del Cerro.
- Centro Diagnostico Italiano, 2022.
- Cornoldi, C., & Tressoldi, P.E. (2014). Le difficoltà di scrittura. Il Mulino.





Scrivi un commento