“ADHD: che cos’è davvero?” – a cura del dott. Luca Matarazzo
Che cos’è l’ADHD?
Ormai è una sigla che sentiamo sempre più spesso: se ne parla sui social, nei programmi televisivi, a scuola e negli studi medici. Ma sappiamo davvero di cosa si tratta? Mettiamo un attimo di chiarezza.
L’ADHD (Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder), non è una malattia, ma un disturbo del neurosviluppo. Cosa significa? Che riguarda il modo in cui il cervello si sviluppa e funziona fin dall’infanzia, influenzando principalmente l’attenzione, il controllo degli impulsi e la regolazione del comportamento.
Secondo il DSM-5-TR (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), i disturbi del neurosviluppo sono condizioni che si manifestano durante il periodo dello sviluppo e possono compromettere il funzionamento personale, scolastico, sociale e lavorativo.
È importante sottolineare che l’ADHD non dipende da una scarsa educazione, dalla mancanza di volontà o da un cattivo comportamento: si tratta di una condizione neurobiologica complessa, determinata dall’interazione di fattori genetici, neurobiologici e ambientali.
Come si manifesta?
L’ADHD è caratterizzato principalmente da tre gruppi di sintomi: Disattenzione, Iperattività, Impulsività. La disattenzione può manifestarsi con difficoltà a mantenere la concentrazione, organizzare le attività quotidiane, seguire istruzioni, terminare compiti iniziati o ricordare impegni. Il bambino (o l’adulto) può sembrare distratto, perdere frequentemente oggetti o commettere errori dovuti a scarsa attenzione ai dettagli.
L’iperattività si manifesta attraverso un’eccessiva attività motoria. Il bambino può avere difficoltà a rimanere seduto, muoversi continuamente, parlare molto o apparire costantemente “in movimento”, anche in situazioni che richiederebbero tranquillità.
L’impulsività, invece, consiste nella difficoltà a controllare le proprie risposte. Può tradursi nell’interrompere frequentemente gli altri, rispondere prima che una domanda sia stata completata, avere difficoltà ad aspettare il proprio turno o prendere decisioni senza considerare le possibili conseguenze.
I diversi tipi di ADHD
Tutte le persone con ADHD presentano gli stessi sintomi?
No, qui entra in causa il DSM-5-TR che distingue tre principali prevalenze cliniche:
- prevalenza disattentiva, nella quale predominano le difficoltà attentive;
- prevalenza iperattiva-impulsiva, caratterizzata soprattutto da una maggiore impulsività e iperattività;
- Presentazione combinata, in cui sono presenti entrambe le componenti.
La gravità e la manifestazione dei sintomi possono cambiare nel corso della vita e variare notevolmente da una persona all’altra e non riguarda solo attenzione e iperattività. Negli ultimi anni la ricerca ha evidenziato come molte persone con ADHD presentino anche difficoltà nella regolazione emotiva.
Si stima che tra il 40% e il 50% dei bambini con ADHD manifesti sintomi come: irritabilità, rabbia intensa, bassa tolleranza alla frustrazione, difficoltà nel gestire le emozioni, scoppi d’ira, reazioni emotive particolarmente intense.
Queste difficoltà possono avere un impatto importante sulle relazioni familiari, scolastiche e sociali, contribuendo al disagio del bambino e della sua famiglia.
Inoltre, l’ADHD è frequentemente associato ad altre condizioni del neurosviluppo o della salute mentale, come i disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), i disturbi d’ansia, il disturbo oppositivo provocatorio (DOP), i disturbi della condotta e, in alcuni casi, disturbo da uso di sostanze (DUS).
Come si arriva alla diagnosi?
Ad oggi non esiste un esame del sangue, una risonanza magnetica o un test biologico che permetta di diagnosticare con certezza l’ADHD. Nonostante negli ultimi decenni la ricerca abbia individuato importanti differenze neurobiologiche e genetiche tra persone con e senza ADHD, nessun biomarcatore possiede ancora una sensibilità e una specificità tale da poter essere utilizzato nella pratica clinica.
Per questo motivo, la diagnosi viene effettuata attraverso una valutazione clinica approfondita, condotta da professionisti esperti (neuropsichiatri infantili, psicologi e altri specialisti), che raccolgono informazioni provenienti da diverse fonti: colloqui con i genitori, osservazione clinica, questionari standardizzati e informazioni fornite dagli insegnanti.
Per formulare una diagnosi è inoltre necessario che i sintomi: siano presenti da almeno sei mesi, siano comparsi durante l’infanzia, si manifestino in almeno due contesti di vita (ad esempio casa e scuola), provochino una compromissione significativa del funzionamento quotidiano.
Come si tratta l’ADHD?
Una volta formulata la diagnosi, il trattamento viene costruito in maniera personalizzata. Le Linee Guida NICE raccomandano di sviluppare un piano terapeutico basato sui bisogni specifici del bambino, dell’adolescente o dell’adulto e della sua famiglia. Durante la pianificazione dell’intervento vengono considerati diversi aspetti, tra cui: la gravità dei sintomi, il livello di compromissione nella vita quotidiana, l’eventuale presenza di altre condizioni del neurosviluppo o disturbi psicologici, i punti di forza della persona, i fattori protettivi e di resilienza, gli obiettivi condivisi con il bambino e con la famiglia.
Il trattamento dell’ADHD è spesso multimodale, cioè integra interventi differenti che lavorano insieme:
Sostegno alla genitorialità
Uno degli interventi maggiormente sostenuti dalla ricerca è il sostegno alla genitorialità, un percorso rivolto ai genitori finalizzato a supporto educativo efficace per comprendere meglio il comportamento del figlio, migliorare la comunicazione e gestire le difficoltà quotidiane. Numerosi studi hanno dimostrato che questi programmi migliorano le competenze genitoriali, riducono i problemi comportamentali e favoriscono una migliore relazione tra genitori e figli.
Interventi psicologici
Parallelamente possono essere attivati interventi psicologici rivolti direttamente al bambino o all’adolescente, con l’obiettivo di migliorare: le capacità attentive, l’autoregolazione, il controllo degli impulsi, le abilità sociali, l’organizzazione delle attività quotidiane. Il percorso viene adattato in base all’età e alle caratteristiche individuali.
Il ruolo della scuola
Anche la scuola rappresenta un elemento fondamentale del trattamento. Gli insegnanti possono essere coinvolti attraverso attività di formazione e consulenza, imparando strategie utili per organizzare l’ambiente, favorire l’attenzione e ridurre le situazioni che possono aumentare le difficoltà del bambino. La collaborazione tra famiglia, scuola e professionisti costituisce uno dei fattori più importanti per il successo dell’intervento.
E i farmaci?
In alcuni casi, soprattutto quando i sintomi sono particolarmente gravi o compromettono significativamente la qualità della vita, il trattamento può comprendere anche una terapia farmacologica. Secondo le linee guida internazionali, la scelta di utilizzare farmaci viene effettuata esclusivamente dopo un’attenta valutazione specialistica e sempre all’interno di un progetto terapeutico più ampio, che comprende anche interventi psicologici, educativi e familiari.
In conclusione
L’ADHD è un disturbo del neurosviluppo complesso che coinvolge non solo attenzione, impulsività e iperattività, ma anche aspetti cognitivi, emotivi e relazionali. Una diagnosi precoce e un intervento personalizzato consentono di ridurre le difficoltà quotidiane e favorire lo sviluppo delle potenzialità della persona. Oggi sappiamo che, grazie alla collaborazione tra famiglia, scuola e professionisti della salute mentale, molte persone con ADHD possono raggiungere un buon livello di benessere, sviluppare strategie efficaci di adattamento e condurre una vita pienamente soddisfacente.
Bibliografia
American Psychiatric Association. (2022). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (5th ed., text rev.; DSM-5-TR). American Psychiatric Publishing.
Shaw Philip, P., et al. (2014). Emotion dysregulation in Attention Deficit Hyperactivity Disorder. American Journal of Psychiatry.
National Institute for Health and Care Excellence. (2018). Attention deficit hyperactivity disorder: diagnosis and management (NG87).
National Institute for Health and Care Excellence. Attention deficit hyperactivity disorder: diagnosis and management (NG87).
Daley David, D., et al. (2018). Behavioral interventions in ADHD: A meta-analysis of randomized controlled trials. Clinical Psychology Review.





Scrivi un commento