Terapia neuropsicomotoria2026-09-10T18:16:56+02:00
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La neuropsicomotricità considera il bambino nella sua globalità corpo-mente. L’attenzione del terapeuta portata al corpo e al movimento mette il bambino nella condizione di sentirsi coinvolto e di aprirsi a nuove acquisizioni. Il percorso ha come elemento base il lasciare emergere l’espressività del bambino per introdurre una progressiva articolazione dell’esperienza spontanea fino ad acquisire la possibilità di arrivare al gioco condiviso e al gioco di regole. E’ un percorso verso una sempre maggiore consapevolezza che consente di padroneggiare il corpo, il gioco, la relazione, di usare il linguaggio per esprimere e condividere , desideri, progetti, emozioni.

Terapia Integrata col Bambino

Presso il Centro Psicologia la terapia col bambino piccolo viene realizzata in modo integrato mediante la collaborazione fra neuropsicomotricista e psicologa dello sviluppo. Questo modo di operare consente di raccogliere un quadro sufficientemente ampio relativo ai bisogni del bambino e di progettare un intervento mirato focalizzato in modo specifico sui suoi bisogni. Lo psicologo ha funzione diagnostica, raccoglie i dati che riguardano Il livello di sviluppo raggiunto dal bambino sul piano psicoaffettivo, relazionale, cognitivo. La psicomotricista osserva le competenze relative al movimento, all’espressività corporea, all’uso dello spazio e degli oggetti. Entrambe le professioniste utilizzano il gioco sia come elemento valutativo che terapeutico. Lavorare in modo integrato col bambino permette di accoglierlo nella sua interezza prendendo in carico i diversi aspetti del suo essere.

Il percorso terapeutico

Il primo incontro è coi genitori per raccogliere dati relativi al bambino, ma anche per tracciare elementi relativi allo stile educativo in famiglia. Seguono alcuni incontri di osservazione del bambino e la formulazione di un progetto che viene condiviso coi genitori durante la restituzione. Gli incontri normalmente durano 45 minuti e sono settimanali. Periodicamente la terapeuta incontra genitori e/o insegnanti per concordare linee educative comuni. E’ fondamentale anticipare al bimbo qualche informazione sul percorso che sta iniziando e sulla persona che lo aspetta il giorno concordato. E’ consigliato che l’intervento avvenga nella prima infanzia: la massima efficacia dell’intervento si osserva nell’età precoce da zero a tre anni e in età scolare dai 4 ai 7 anni.

Applicazioni della terapia integrata col bambino

  • Disturbi del neurosviluppo
  • Disturbi da deficit di attenzione o iperattività (ADHD)
  • Disturbi della coordinazione motoria
  • Inibizione psicomotoria
  • Disturbi emotivi e/o comportamentali
  • Difficoltà nella relazione coi pari o con gli adulti
  • Quadri sindromici
  • Difficoltà negli apprendimenti

La durata dell’intervento non è definibile in anticipo i tempi vengono concordati

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Le domande più frequenti sulle neuropsicomotricità

Neuropsicomotricità: è possibile usufruire della detrazione fiscale delle prestazioni?2022-04-06T12:43:39+02:00

Tra le terapie riabilitative che danno diritto alla detrazione fiscale IRPEF vi è anche la prestazione del Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, essendo riconosciuto nell’elenco delle Professioni Sanitarie Riabilitative nel Art.3 del DM 29 Marzo 2001.

Neuropsicomotricità: si può fare anche on-line?2022-04-06T12:44:08+02:00

In questa pratica, non è facile parlare di riabilitazione a distanza poiché elementi centrali come contatto, scambio, percezione, somministrazione di test non sono permessi dallo schermo. Tuttavia appare efficace il sostegno alla genitorialità e l’invio di materiali specifici per le esigenze del bambino. Inoltre lo strumento computer risulta adeguato per l’ascolto delle fragilità e difficoltà percepite dai bimbi in un momento così delicato. Viene ad oggi utilizzato come elemento per mantenere stabili gli apprendimenti acquisiti e rende lo scambio più agile di informazioni.

Neuropsicomotricità: cosa cambia tra incontro individuale e di gruppo?2022-04-06T12:44:38+02:00

Gli interventi non si differenziano solo per il numero di partecipanti, ma anche per gli obiettivi.
Nella seduta individuale, il terapista interagisce direttamente con il bambino e lavora su specifici obiettivi. Nella seduta di gruppo, il terapista diventa “regista” delle attività e sostiene le relazioni dei partecipanti. In questo incontro, vengono messe in luce le dinamiche tra i bambini e gli obiettivi riguarderanno elementi di fragilità di ciascun partecipante.

Neuropsicomotricità: quando è finita la seduta cosa è meglio fare?2022-04-06T12:45:04+02:00

Non tutti i bambini hanno voglia di spiegare, raccontare, esprimere ciò che hanno fatto e vissuto. Il genitore può rimanere vicino al proprio bambino e rassicurarlo oppure mostrare curiosità se il bimbo è entusiasta dell’esperienza vissuta. Come sempre i genitori, osservando comportamenti o reazioni insolite, possono chiedere al terapista approfondimenti e delucidazioni di ciò che viene fatto in stanza.

Neuropsicomotricità: come preparare il bambino prima di arrivare nella stanza?2022-04-06T12:45:30+02:00

I genitori, durante il primo colloquio, conoscono gli ambienti ed il nome del terapista che valuterà il bambino. E’ fondamentale anticipare al figlio dove viene portato e chi lo aspetta il giorno concordato. Ciò permetterà un sereno ambientamento nella nuova stanza e un positivo atteggiamento verso il terapista.

 

Neuropsicomotricità e attività motoria: quali sono le differenze?2022-11-14T19:15:33+01:00

L’attività motoria racchiude tutti i movimenti che il nostro corpo può eseguire, comporta un dispendio energetico e comprende attività di movimento come correre, ballare, giocare, fare giardinaggio,… L’attività motoria o fisica, viene strettamente correlata al benessere della popolazione e allo stato di salute delle persone, a tal punto che sono state emanate delle Linee di indirizzo sull’attività fisica per fasce d’età dall’organizzazione mondiale della sanità (OMS). L’importanza del movimento e dell’avvicinamento allo sport, porta benefici e ricopre un ruolo preventivo per patologie croniche come diabete, obesità e ipertensione. Nella terapia neuropsicomotoria il movimento e l’espressione corporea rivestono un ruolo centrale e spesso sono utilizzati nelle attività proposte, ma le finalità per le quali vengono utilizzati riguardano il miglioramento qualitativo e quantitativo di esecuzione in un contesto di equilibrio funzionale.

Psicomotricità: quali difficoltà vengono trattate e quando è meglio intervenire?2022-11-14T19:16:02+01:00

L’intervento riabilitativo è rivolto a disturbi del neurosviluppo che riguardano capacità cognitive, intellettive, di coordinazione, ma anche della sfera comportamentale, psicologica e psico-educativa. È consigliabile un intervento precoce, in modo tale da osservare i segnali che maggiormente risultano preoccupanti per le figure di riferimento e procedere con strategie adatte e necessarie allo sviluppo armonico delle funzioni del bambino limitando la ripetizione di comportamenti problematici.

Neuropsicomotricità: perché scegliere questo tipo di terapia?2022-11-14T19:16:12+01:00

Perché in questo trattamento viene osservata la globalità del bambino, il modo di esprimersi e di conoscere la realtà circostante, considerando l’equilibrio complessivo e l’integrazione di tutte le funzioni. Si valorizza la modalità unica nel rapportarsi con l’altro, le preferenze di attività e di comunicazione, gli schemi di movimento e spostamento nell’ambiente, che proprio durante gli incontri di neuropsicomotricità emergono in modo spontaneo. La terapia neuropsicomotoria le proposte sono adattate alle capacità del bambino e finalizzate al raggiungimento di obiettivi condivisi con i genitori ed il medico curante. 

Neuropsicomotricità: di cosa si occupa?2022-11-14T19:16:17+01:00

La terapia neuropsicomotricità consiste nella riabilitazione di bambini da 0 a 18 anni. Il terapista della neuropsicomotricità osserva, valuta e monitora le competenze e le abilità emergenti dal neonato, lo sviluppo del bambino fino alla formazione del giovane adulto. Sviluppa un progetto riabilitativo a seguito della conoscenza e valutazione approfondita del piccolo paziente. Il terapista prende in carico non solo il bambino, ma anche la famiglia per poter garantire un servizio integrato ed efficace in ogni contesto di vita.

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