Parent Training – A cura di Claudia Benazzi – Psicologa – 

In presenza di problematiche del comportamento durante l’infanzia, è fondamentale un intervento precoce per evitare un peggioramento durante l’adolescenza.
Il parent training, anche conosciuto come Behavioural Parent Training (BPT), è un intervento psicologico di natura psico-educativa rivolto ai genitori che desiderano migliorare le relazioni con i propri figli, qualora presentino problemi emotivi e comportamentali. Nasce come processo didattico informativo per la gestione dei comportamenti aggressivi-oppositivi-devianti dei ragazzi, in cui il terapeuta addestra i genitori all’uso di tecniche per la gestione di tali comportamenti disfunzionali. Le tecniche insegnate sono di derivazione cognitivo-comportamentale e hanno lo scopo di aiutare i genitori a identificare e manipolare gli eventi attivanti e i fattori di mantenimento (Lombardi, L., Grossi, G., Mercuriu, M., Iuliano, E., & Isola, L., 2020).

Tale approccio è volto a migliorare l’insieme delle pratiche genitoriali, promuovendo quelle positive e riducendo il più possibile quelle disfunzionali, con l’obiettivo di promuovere il benessere dei figli e di conseguenza, dell’intero sistema familiare. Lo scopo in un programma di parent training è migliorare i livelli di competenza del genitore nel monitorare e gestire il comportamento dei figli e favorire la loro competenza sociale ed emotiva, oltre che allenare a riconoscere e rinforzare i comportamenti positivi del figlio. La letteratura suggerisce l’efficacia di questo tipo di intervento indiretto per numerosi disturbi in età evolutiva (Buonanno, C., & Muratori, P., 2020).

Tale intervento viene realizzato frequentemente in setting di gruppo, ma può anche essere rivolto solo alla coppia o, in casi specifici, al singolo genitore in difficoltà. Il setting di gruppo costituisce la modalità utilizzata più di frequente, secondo Muratori e Buonanno (2020), anche quella preferibile, in quanto il gruppo si configura come contenitore del disagio; esso favorisce infatti la comprensione e la condivisione di differenti esperienze e strategie genitoriali, aprendo i genitori al confronto ed alla presenza di un’ampia variabilità di stili genitoriali. Il gruppo inoltre permette il superamento dell’isolamento sociale e tende ad abbassare i livelli di ansia. Per quanto riguarda il formato di gruppo Muratori e Buonanno (2020) asseriscono che gli interventi, tendenzialmente, prevedono la partecipazione di 5-6 coppie di genitori, il formato è inoltre chiuso: eventuali drop-out non vengono sostituiti. I genitori sono solitamente accomunati da alcuni criteri: omogeneità dell’età e delle problematiche (o dalla diagnosi) del figlio. La durata del trattamento è prestabilita: essa si colloca tra i 10- 20 incontri, della durata di circa 90-10 minuti tipicamente (Muratori & Buonanno, 2020)

Esistono numerosi manuali che approfondiscono tecniche specifiche per diversi disturbi del bambino, ma in generale il parent training è un programma strutturato e manualizzato, condotto da uno o più clinici esperti, che mira a migliorare l’insieme delle pratiche genitoriali con l’obiettivo di promuovere il benessere dei figli e di conseguenza, dell’intero sistema familiare (Smith, Kendall e Keefe, 2002). L’obiettivo è quello di incrementare i livelli di competenza ed efficacia del genitore nel monitorare e gestire il comportamento dei bambini e favorire la loro competenza sociale ed emotiva; inoltre, il parent training allena i genitori a riconoscere e rinforzare i comportamenti positivi del figlio. Questo tipo di interventi promuove lo sviluppo di una disciplina sensibile sia nella componente affettiva, sia in quella educativa e di conseguenza favorisce l’instaurarsi di una relazione sicura (Buonanno, C., & Muratori, P., 2020).
Generalmente gli interventi di parent training presentano una prima parte teorica introduttiva, la quale consiste nell’introdurre concetti elementari e rudimenti quali cosa sia il comportamento e come sia possibile osservarlo, secondo l’approccio cognitivo-comportamentale (oppure cosa siano gli stati dell’Io secondo l’approccio dell’analisi transazionale, o cosa sia la comunicazione efficace secondo Gordon ecc.). In ogni caso il trainer, o il clinico, si occuperà di spiegare come il cambiamento nelle modalità d’azione del genitore sia legato ed influenzi il comportamento del figlio. In seguito a questa prima parte teorica vi è generalmente una parte più pratica, che lascia spazio alle esercitazioni ed all’applicazione delle tecniche precedentemente viste a livello teorico. Alcune modalità possono essere: role playing, modeling di strategie educative, visione di videoregistrazioni (SCHIPANI, T.)

Il parent training mira a:

  • modificare i cicli interpersonali per migliorare la qualità della relazione e della comunicazione tra figli e genitori;
  • modificare le credenze genitoriali disfunzionali che contribuiscono all’emissione di risposte che mantengono il problema del figlio;
  • sviluppare strategie educative che tutelino lo sviluppo psicologico dei figli e siano efficaci per il problema presentato

Il BPT è un intervento che può essere proposto a singole coppie oppure a un gruppo di genitori ed è rivolto a soggetti in età evolutiva (0-18 anni).

I programmi di parent training sono indirizzati e specifici per diversi tipi di disturbi: esistono interventi pensati per il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, per il disturbo della condotta o il disturbo oppositivo-provocatorio, per i disturbi d’ansia o i disturbi somatoformi, per i disturbi dello spettro dell’autismo, per la disabilità Intellettiva o altri tipi di disabilità. Alcuni interventi sono realizzati in ambito psicosociale per i bambini a rischio di maltrattamento, altri sono più genericamente rivolti a problematiche educative aspecifiche…Gli argomenti trattati nelle diverse fasi del percorso di PT sono specifici in relazione al disturbo che presenta il bambino e le strategie proposte sono quelle riconosciute come efficaci dalla letteratura per un determinato disturbo (Buonanno, C., & Muratori, P., 2020).
Gradualmente, il terapeuta ha assunto il ruolo di “coach” della funzione genitoriale, un esperto nei problemi del bambino che deve però possedere buone capacità relazionali, comunicative e di mediazione con le famiglie. Il terapeuta osserva il modo in cui il genitore entra nella relazione problematica con il figlio e promuove flessibilità, accettazione, abilità di negoziare i conflitti, capacità di riconoscere, leggere e interpretare i comportamenti del figlio alla luce dei suoi bisogni.
Nella pratica clinica in età evolutiva, è facile osservare come i genitori possano rivestire un ruolo importante nella gestione del disturbo del figlio. Lo stile genitoriale e i comportamenti adottati dai genitori possono rappresentare un fattore di mantenimento del disturbo, interferendo con la terapia. Per tale motivo, modificare le strategie genitoriali è essenziale per ottenere un cambiamento comportamentale del bambino e auspicarne la stabilità nel tempo. (Lombardi, L., Grossi, G., Mercuriu, M., Iuliano, E., & Isola, L., 2020).

Nonostante la letteratura indichi risultati positivi, spesso le famiglie mostrano uno scarso impegno, fino a giungere a un precoce abbandono del percorso terapeutico. Ciò comporta una serie di conseguenze negative per le famiglie, i clinici, la ricerca e il servizio sanitario nazionale. La letteratura, ad oggi, individua alcuni fattori predittivi del drop-out e varie componenti da includere nei parent training per aumentare l’impegno e l’adesione alle procedure di intervento. Tra strategie di coinvolgimento, alcuni autori suggeriscono l’utilizzo di un promemoria degli appuntamenti, brevi discussioni iniziali sulla necessità di impegnarsi, metodi di coinvolgimento dei sistemi familiari, adattamenti strutturali del programma, incentivi finanziari, aumento del supporto familiare e colloqui motivazionali (Lombardi, L., Grossi, G., Mercuriu, M., Iuliano, E., & Isola, L., 2020).
In sintesi, per migliorare l’ingaggio e l’impegno sarebbe buona prassi utilizzare i seguenti accorgimenti nella gestione del BPT:

  • effettuare un’intervista preparatoria al trattamento, per valutare la motivazione e l’adesione di entrambi i genitori al percorso – a meno che non si tratti di genitori single – e individuare la presenza di eventuali ostacoli alla partecipazione;
  • sensibilizzare i partecipanti all’impegno costante, sottolineando che l’aderenza al trattamento (ossia fare gli homework, applicare le tecniche presentate, partecipare agli incontri) è indispensabile per avere un effettivo cambiamento;
  • fornire maggiore attenzione ai problemi dei genitori nel corso del trattamento, dedicandoci del tempo per trovare soluzioni, farli sentire accolti e creare una migliore alleanza terapeutica

unendoli a strategie di pre-trattamento per migliorare il coinvolgimento e la fidelizzazione:

  1. Promemoria appuntamenti
  2. Brevi interventi per affrontare le barriere interpersonali o pratiche.
  3. Approcci di coinvolgimento dei sistemi familiari
  4. Adattamenti o aggiunte strutturali al programma.
  5. Incentivi monetari.
  6. Sostegno aggiuntivo alla famiglia.
  7. Colloquio motivazionale

(Lombardi, L., Grossi, G., Mercuriu, M., Iuliano, E., & Isola, L., 2020).

Inoltre, i problemi comportamentali caratterizzati dall’opposizione, dall’aggressività, dall’impulsività e dalla disattenzione, se non sono trattati in modo tempestivo e incisivo possono stabilizzarsi compromettendo la vita del bambino in più di un dominio funzionale (scuola, famiglia e gruppo dei pari). È bene ricordare come, sebbene tali comportamenti siano tipici nei bambini molto piccoli e talvolta si riducano spontaneamente intorno al terzo anno di vita, essi possono attivare nella relazione genitori figli circoli viziosi coercitivi e con il rischio di favorire la comparsa di comportamenti delinquenziali in adolescenza. Più precoce è l’esordio dei problemi di condotta, maggiore sarà la probabilità di sviluppare atteggiamenti devianti in adolescenza e di impegnarsi in comportamenti antisociali per tutta l’età adulta (Lombardi, L., Grossi, G., Mercuriu, M., Iuliano, E., & Isola, L., 2020).
È importante interrompere precocemente una condotta disfunzionale quando ancora i modelli comportamentali sono più facilmente modificabili.

Il concetto di mindfulness può essere definito come «la capacità umana di porre attenzione in un modo particolare: intenzionalmente, nel momento presente e in modo non giudicante ». Recentemente tale approccio è risultato utile anche per promuovere la salute mentale e il benessere in bambini e adolescenti e per il trattamento del disturbo da deficit di attenzione e iperattività. È stato, infatti, dimostrato come la pratica della mindfulness abbia effetti positivi sul comportamento, sulle funzioni esecutive e sulle capacità attentive nei bambini, tutti elementi che possono risultare compromessi in questo disturbo.
La mindfulness può considerarsi un valido strumento anche per i genitori: attraverso programmi di mindful parenting è possibile insegnare loro pratiche meditative di vario genere, che possano essere applicate su se stessi o con i propri figli, al fine di ottenere un aumento della consapevolezza e una riduzione dello stress genitoriale. Kabat-Zinn (1997) definisce genitori consapevoli quelli capaci di «prestare attenzione non giudicante e non reattiva a ogni momento e interazione con il bambino, in modo tale che il genitore sia consapevole dei bisogni del figlio». I programmi di mindful parenting mirano a rendere i genitori meno reattivi, interrompendo i comportamenti guidati dal “pilota automatico” e sostituendoli con altri consapevoli, così da interrompere interazioni negative col figlio e favorire l’attenzione e l’autoregolazione emotiva. I genitori imparano a prestare attenzione alle proprie reazioni emotive, riconoscendole come tali e accettandole, senza cercare di neutralizzarle o giudicarsi negativamente per questo (Buonanno, C., & Muratori, P., 2020).

Bibliografia
• Benedetto, L. (2006). Il parent training: counseling formazione per genitori. Carocci.
• Buonanno, C., & Muratori, P. (2020). Modelli di parent training. Quaderni di Psicoterapia Cognitiva, (2020/46).
• Giovagnoli, G., & Mazzone, L. (2020). Parent training nel disturbo dello spettro dell’autismo.
• J. E. Lochman, K. Wells, L. A. Lenhart, Coping Power. Programma per il controllo di rabbia e aggressività in bambini e adolescenti, Erickson, 2022
• Lombardi, L., Grossi, G., Mercuriu, M., Iuliano, E., & Isola, L. (2020). Fattori predittivi del drop-out: accettabilità e impegno nel parent training, 87-109.
• D. Menghini, S. Tomassetti, Il Parent Training oltre la diagnosi. Il metodo ReTe per aiutare i genitori di bambini in difficoltà, «Erickson», 2019
• S. Pezzica, L. Bigozzi, Parent Training per genitori di bambini con Disturbo da Deficit d’attenzione e Iperattività ADHD: Spunti di analisi qualitativa, «Quaderni di Psicoterapia Cognitiva, vol.27, pp-8-28»
• SCHIPANI, T. Le competenze sociali-emotive nell’adulto: scenari e sviluppi dalla prospettiva del parent training.