Mediazione familiare2022-07-31T12:45:17+02:00
Caricamento...

Il Centro Psicologia offre il servizio di mediazione familiare a Milano, Monza, Bergamo e aree limitrofe, anche online, per raggiungere chi ha bisogno in ogni parte d’Italia.

Non sempre le coppie in lite o, comunque, in difficoltà vogliono “farsi la guerra”. La mediazione familiare è uno strumento di gestione costruttiva del conflitto di coppia, capace di evolverlo in un confronto positivo e, pertanto, in una preziosa occasione di crescita e rinnovamento.
È un percorso volontario (anche ove suggerito dal Giudice) auto-decisionale attivo, non antagonistico, informale ma rispettoso della legge, autonomo dal sistema giudiziario e riservato, nel quale le persone, sposate o non (quindi anche i genitori non coniugati), hanno la possibilità di affrontare realmente e in prima persona la conflittualità su pratiche questioni familiari (figli, denaro e beni comuni) e ristrutturare concretamente e responsabilmente il futuro, nel rispetto dei legami familiari e delle persone.
Attraverso la mediazione di un professionista imparziale, è possibile ridefinire e persino testare nuove modalità relazionali, comunicative e organizzative in un’ottica di trasformazione positiva della relazione stessa e della familgia.
Il percorso di mediazione può essere utile in caso di separazione, dopo o in concomitanza ad essa, oppure a prescindere e perciò ai fini della mera materiale riorganizzazione del precedente ménage, con particolare attenzione alle esigenze dei figli, laddove vi siano.
L’accordo che ne scaturisce è, sotto un profilo contenutistico, frutto del protagonismo delle parti in quanto direttamente ragionato e negoziato dalle medesime in termini di bisogni e dunque destinato a durare e ad essere rispettato.
Il mediatore familiare non decide e non impone nulla: si pone esclusivamente come agevolatore equi-prossimo delle trattative di negoziazione della coppia.

Per questo, dalla mediazione familiare nessuno sente di uscirne perdente.

Ove così non fosse o nei casi in cui le parti coinvolte ritenessero necessario l’intervento di un legale, possono prendere in considerazione, come alternativa, la Consulenza o l’Assistenza Legale


Mediazione Familiare al Centro Psicologia

Dott. ssa Barbara OriVai al suo profilo completo

Se desideri fissare un appuntamento per un colloquio conoscitivo e preliminare con il nostro Mediatore Familiare, contattaci → qui


Le domande più frequenti sulla mediazione familiare

Quali sono le situazioni in cui la mediazione familiare non è adatta?2020-11-05T10:21:05+01:00

La mediazione familiare non è adatta in caso di:

  • estremo squilibrio di potere tra i mediandi;
  • disturbi e ritardi mentali;
  • violenza domestica, sia essa fisica, psicologica e/o economica, in special modo se già denunciata alle autorità (in tali casi è bene attendere l’esito del procedimento giudiziario), continuativa e di tale gravità da essere di ostacolo allo svolgimento della mediazione familiare;
  • uso di sostanze che interferiscono con le capacità cognitive e di negoziazione;
  • personalità disturbate o devianti (disonestà e/o incapacità di accettare regole, abuso su minori).

Ogni situazione va, tuttavia, valutata a sé.
Vi sono, infatti, casi in cui, pur avendo il mediatore il sospetto che la coppia sia chiusa in un rapporto relazionale disfunzionale, malato o abusante, è preferibile continuare a lavorare con i mediandi, in parallelo con un buon terapista, a cui li si è orientati con tatto, che si prende cura della loro relazione, seguendoli insieme o singolarmente.
Talora, infatti, è molto importante fare in modo che si raggiunga comunque un programma di accordi equi e sostenibili il prima possibile per permettere alla vittima di uscire dalla relazione da cui vuole chiaramente allontanarsi perché, altrimenti, non sarebbero in mediazione.

A cura di Barbara Ori, avvocato e mediatore familiare

Che differenza c’è tra mediatore familiare e CTU (Consulente Tecnico d’Ufficio)?2020-11-05T10:16:00+01:00

Il mediatore familiare è una figura extraprocessuale, al quale, anche nel corso di un procedimento giudiziario di separazione, divorzio, modifica delle condizioni o affido, le parti processuali possono rivolgersi su raccomandazione del giudice (ex art. 337-octies c. 2 c.c.) per ridurre la conflittualità e migliorare la comunicazione per il bene dei figli, ma sempre senza alcun obbligo, perchè il percorso di mediazione familiare (a differenza di quella civile e commerciale, obbligatoria in talune materie) si fonda sulla partecipazione volontaria, consapevole e responsabile.
Il mediatore è scelto dalla coppia, che è l’unica beneficiaria del suo intervento, tanto che il compenso viene concordato con essa. Il mediatore, per dovere di riservatezza, riferirà alla autorità giudiziaria solo circa la adesione o meno al percorso e, nel caso di accordi, questi saranno trasmessi alle autorità competenti direttamente dai mediandi.
Diversamente, il CTU, ossia il consulente tecnico d’ufficio, è un vero e proprio ausiliario del giudice (ex art. 61 c.p.c.), dal quale viene deliberatamente nominato e scelto tra gli iscritti in appositi albi ogniqualvolta sia chiamato ad occuparsi di una questione per la quale sono richieste particolari competenza tecniche.
Una volta prestato il giuramento di rito, il CTU deve dare una valutazione tecnica ed oggettiva dei fatti, rispondendo al quesito appositamente formulato dal giudice, nei limiti di esso e nel rispetto del codice di procedura civile, e depositare una relazione.
Mentre nel caso di una separazione consensuale il giudice svolge una funzione di mera presa d’atto degli accordi già raggiunti tra le parti altrove, nel caso di una separazione giudiziale, invece, il giudice può trovarsi a doversi pronunciare su situazioni familiari così complicate (soprattutto riguardo i rapporti genitori-figli) da dover ricorrere all’ausilio di un esperto, il CTU, il cui compito – in tali specifici casi – è quello di analizzare le caratteristiche di personalità̀ e le modalità̀ di relazione dei due genitori con i figli onde verificarne la capacità genitoriale.
Sarà poi sulla base delle conclusioni a cui perverrà il CTU che il Giudice deciderà la causa.
Espletato il mandato, il compenso del CTU viene liquidato dal giudice e posto in capo alle parti.

A cura di Barbara Ori, avvocato e mediatore familiare

Qual è la differenza tra andare prima dal mediatore familiare o andare direttamente dall’avvocato?2020-11-05T10:10:04+01:00

La volontà di cedere ad altri oppure di mantenere per sé il controllo della propria vita.
In mediazione familiare, infatti, per come articolata, le persone sono gli unici soggetti deputati a pronunciarsi, su un piano di perfetta parità di potere, circa il loro conflitto, quindi sono i veri e soli artefici della riorganizzazione familiare che andrà a regolare la loro vita futura.
In altri contesti, come per esempio lo studio dell’avvocato o l’aula del giudice, questo importante compito viene rimesso ad un terzo istituzionalmente incaricato, nella speranza di “ottenere giustizia”, ma in quell’ottica competitiva e impositiva, che, in realtà, non fa che esasperare gli aspetti distruttivi della crisi e radicalizzare il conflitto.
Non si può negare, in effetti, che il nostro sistema giudiziario, per come impostato, tende, per lo più, a incoraggiare lo schieramento su fronti contrapposti pure tra membri di una stessa famiglia, anziché il recupero della collaborazione e co-genitorialità, e lasciare insoddisfatti i contendenti di qualunque decisione imposta da terzi.
Difatti, generalmente, sia le decisioni prese dal giudice nella separazione giudiziale, che gli accordi presi dai coniugi alla presenza dell’avvocato nella separazione consensuale, sono accettati dalle parti senza troppa convinzione poiché non sentiti propri, sicché sovente non vengono osservati.

Maggiori garanzie in tal senso offrono, invece, gli accordi personalmente negoziati dalle persone in mediazione familiare.
Vero, è, poi, che essi, avendo valore di scrittura privata, vanno, semmai, fatti inserire da un avvocato in documenti formali (ricorso per separazione consensuale o divorzio congiunto) da presentare per la omologazione in Tribunale, ma è altrettanto vero che, in questo caso, nessun potere decisionale viene ceduto ad altri per essere state le varie questioni pratiche familiari già tutte definite in mediazione, sicché nessuno dovrà subire passivamente alcuna decisione.

A cura di Barbara Ori, avvocato e mediatore familiare

Perchè andare dal mediatore mediatore familiare?2020-11-05T09:21:50+01:00

Solitamente ci si rivolge ad un mediatore familiare quando si vuole risolvere un conflitto familiare, in un contesto di collaborazione e corresponsabilità, ma senza delegare ad un terzo ogni decisione circa questioni pratiche familiari (figli, denaro e beni comuni).
Il mediatore familiare, infatti, grazie alla sua abilità di creare un clima di fiducia e rispetto reciproco, diminuendo la componente irrazionale del conflitto e valorizzando in ciascuno la propria potenzialità, sicurezza, autostima, autonomia e autodeterminazione decisionale, facilita l’instaurazione di un confronto amichevole nel quale le persone, sentendosi davvero ascoltate e accolte, vengono stimolate a venirsi incontro e a trovare la loro intesa.
Il mediatore familiare agevola in maniera neutrale, non direttiva e non giudicante le trattative di negoziazione della coppia, senza suggerire o imporre nulla, in un’ottica vincitore-vincitore: non ragiona in base al principio di chi ha torto o ragione, ma in termini di bisogni. Non usa un linguaggio tecnico-giuridico, ma familiare, che veicola concetti di cooperazione, sostegno e cura.
 “Le persone sono più importanti delle dispute”

A cura di Barbara Ori, avvocato e mediatore familiare

Chi è il mediatore familiare?2020-11-05T10:24:57+01:00

È un professionista preparato nella gestione della conflittualità familiare sotto il profilo emotivo, educativo, affettivo, economico-patrimoniale e legale, formatosi in tal senso in uno specifico percorso formativo biennale, a cui vi può accedere chi è in possesso di una laurea almeno triennale nelle aree umanistico-sanitaria e sociale o chi ha esperienza almeno quinquennale nelle aree sociali, educative, sanitarie, psicologiche e tutte quelle esperienze professionali di gestione della conflittualità nell’area della famiglia, della coppia e delle relazioni sociali.
Il mediatore familiare lavora sempre e soltanto per e insieme alla coppia (è richiesta la partecipazione consapevole dei partner) per aiutarla a ricomporre il proprio conflitto, promuovendo decisioni autonome.
Tra gli standard di condotta professionale (dall’art. 18 Statuto A.I.Me.F. sub “Autodeterminazione delle parti”) è previsto che:
… “Le decisioni devono essere prese volontariamente dalle parti stesse”.
Il mediatore familiare non costringerà in modo parziale una parte verso la conclusione di un accordo e non prenderà decisioni sostanziali per nessuna delle parti nel processo di mediazione.
Il mediatore familiare deve astenersi dall’interpretare intenzionalmente o consapevolmente a favore di una delle due parti il materiale, i fatti o le circostanze nel corso della conduzione della mediazione.

A cura di Barbara Ori, avvocato e mediatore familiare

Che cos’è la mediazione familiare?2020-11-05T09:06:31+01:00

La mediazione familiare è un processo collaborativo di risoluzione del conflitto, in cui le coppie sono assistite da un soggetto terzo.
Il mediatore agisce da facilitatore della comunicazione tra le parti che si trovano a vivere conflitti familiari in seguito a separazione o divorzio.
La pratica di mediazione è svolta da operatori esperti in psicologia e ha lo scopo di far prendere coscienza della situazione alle persone coinvolte, con l’intento di passare dal conflitto al confronto.
Il mediatore familiare utilizza tecniche professionali basate sul linguaggio e sulla comunicazione; si avvale di strumenti come l’ascolto attivo e il linguaggio positivo.
I vantaggi di seguire un percorso di mediazione familiare si valutano sia sul fronte economico, in quanto questo risulta essere meno costoso rispetto ad un percorso giudiziario, sia in termini di tempo e sul fronte relazionale, perchè saranno le parti coinvolte ad essere i protagonisti attivi delle loro scelte.
Uno degli obiettivi principali della mediazione è il raggiungimento della co-genitorialità e la salvaguardia delle responsabilità di ciascun genitore nei confronti dei figli.

A cura di Piera Campagnoli, psicoterapeuta e counselor

Torna in cima