A cura di:
dott.ssa Monica Di Cesare e dott.ssa Alice Giangiacomo – psicologhe e psicoterapeute presso il Centro Psicologia

Cosa si intende per FIL?
Con l’espressione “Funzionamento Intellettivo Limite” (FIL) o “Funzionamento cognitivo Borderline” ci si riferisce ai bambini che presentano limiti intellettivi e problemi adattivi che rendono difficile rispondere a tutte le richieste della scuola e dell’ambiente. Per stabilire questa condizione è necessario effettuare un test cognitivo, il cui risultato dovrà collocarsi nella fascia di punteggio fra 71 e 84 e da un deficit nel funzionamento personale che ne limita le attività e la partecipazione sociale. Questo è un riferimento puramente statistico e non rispecchia la reale complessità che i bambini presentano. Infatti, risulta che molti casi FIL ricevono altre diagnosi, per es. la diagnosi di “Disturbo Specifico del Linguaggio” (DSL) o “Disturbo Specifico dell’Apprendimento” (DSA), se viene messo l’accento sui problemi di linguaggio o sulle difficoltà scolastiche, o la diagnosi di disabilità intellettiva lieve, se si enfatizza una difficoltà più generale di risposta alle richieste dell’ambiente. Tuttavia, queste diagnosi creano confusione, perché il problema del FIL non presenta il carattere di selettività tipico dei disturbi specifici, né la gravità e la richiesta di un supporto costante tipica delle disabilità intellettive. Ma vi sono anche numerosi casi in cui il soggetto con profilo FIL non viene nemmeno preso clinicamente in considerazione. È necessario quindi che per i bambini con FIL vengano implementate procedure di intervento calibrate sullo specifico profilo interessato.

Quali sono le principali caratteristiche?
Si tratta di bambini che fanno fatica ad adattarsi alle richieste dell’ambiente sociale a causa di una generale debolezza cognitiva. Sono bambini che spesso presentano difficoltà nell’apprendimento di quasi tutte le discipline scolastiche, imparano più lentamente rispetto al resto dei compagni e con più fatica, indipendentemente dall’impegno messo. Sono bambini che richiedono quindi più spiegazioni rispetto ai compagni, spesso sostenuti da un rapporto individuale che mantenga attivo il loro stato di attenzione. Si avvalgono principalmente di esempi concreti o di esperienze dirette piuttosto che di spiegazioni orali basate su concetti astratti. In generale necessitano di tempi più lunghi per risolvere il compito assegnato, pause più frequenti ed esercitazioni ripetute per acquisire nuove conoscenze e abilità.
I bambini spesso presentano difficoltà nella motricità fine e grossolana, apparendo poco coordinati e motoriamente impacciati. Le difficoltà si esprimono con uno scarso controllo degli impulsi e poca consapevolezza del proprio corpo e movimento.
Queste difficoltà si manifestano anche nell’ambito emotivo e relazionale, all’interno del quale i bambini si muovono con poca fiducia in sé stessi e con scarsa capacità di riconoscimento delle emozioni. Per questi bambini sembra difficile poter comprendere gli stati emotivi altrui e risponderne in modo adeguato, oltre che avere poca consapevolezza delle conseguenze dei propri atteggiamenti.

Come si può intervenire?
Per quanto riguarda l’ambito scolastico, questa condizione rientra nei Bisogni Educativi Speciali (BES), ovvero una categoria che deriva da un’esigenza di equità nel riconoscimento delle varie situazioni di funzionamento che non rispondono alle necessità dei bambini, quando mancano risposte adeguate dal contesto in cui si è inseriti oppure quando la presenza di un disturbo rende l’apprendimento, la socializzazione o l’espletamento delle proprie funzioni difficile. Per gli alunni con BES è necessario che le istituzioni preparino un Piano Didattico Personalizzato (PDP), che contenga le indicazioni necessarie per poter aiutare al meglio i bambini con FIL.
In ambito familiare, è importante che i genitori capiscano dettagliatamente le difficoltà del proprio figlio, per poterlo aiutare con le strategie le modalità più adatte alle sue specifiche debolezze. E’ importante porsi degli obiettivi piccoli e realizzabili, in modo da poter aumentare anche la stima di sé e il senso di efficacia del bambino.
L’aiuto specialistico concentrato (abilitazione) potrà essere utilizzato per sviluppare abilità di base utili per gli apprendimenti come allenare le capacità di ascolto e di dialogo, il controllo dell’attenzione, la consapevolezza metacognitiva e per intervenire su lacune rilevanti prodotte da fattori contestuali o per far acquisire specifiche competenze ritenute essenziali nel quadro di apprendimento del bambino o dell’adolescente.
I percorsi di potenziamento cognitivo, motorio ed emotivo sono sicuramente gli interventi che possono aiutare il bambino a fare una esperienza positiva di sé, scoprendo e lavorando soprattutto sui suoi punti di forza per poter far fronte alle difficoltà del quotidiano. E’ fondamentale che il bambino faccia queste esperienze per poter continuare ad avere la motivazione di investire nella scuola e nelle relazioni sociali, altrimenti evitate per la troppa fatica nel gestirle.
Appare invece inutile o addirittura dannoso insistere per portare, attraverso un intervento intensivo, il bambino FIL allo stesso livello di competenza dei suoi coetanei in tutti gli aspetti rilevanti dello sviluppo.

BIBLIOGRAFIA:
Vianello, R., Cornoldi, C., Buono, S., Termine, C., & Bartoli, B. (2017). Riflessioni sul Funzionamento Intellettivo Limite o Borderline: proposta per una Discussione. Interventi di Serafino Buono, Cristiano Termine e Beatrice Bartoli. Psicologia clinica dello sviluppo, 21(2), 257-276.