La mediazione familiare non è adatta in caso di:

  • estremo squilibrio di potere tra i mediandi;
  • disturbi e ritardi mentali;
  • violenza domestica, sia essa fisica, psicologica e/o economica, in special modo se già denunciata alle autorità (in tali casi è bene attendere l’esito del procedimento giudiziario), continuativa e di tale gravità da essere di ostacolo allo svolgimento della mediazione familiare;
  • uso di sostanze che interferiscono con le capacità cognitive e di negoziazione;
  • personalità disturbate o devianti (disonestà e/o incapacità di accettare regole, abuso su minori).

Ogni situazione va, tuttavia, valutata a sé.
Vi sono, infatti, casi in cui, pur avendo il mediatore il sospetto che la coppia sia chiusa in un rapporto relazionale disfunzionale, malato o abusante, è preferibile continuare a lavorare con i mediandi, in parallelo con un buon terapista, a cui li si è orientati con tatto, che si prende cura della loro relazione, seguendoli insieme o singolarmente.
Talora, infatti, è molto importante fare in modo che si raggiunga comunque un programma di accordi equi e sostenibili il prima possibile per permettere alla vittima di uscire dalla relazione da cui vuole chiaramente allontanarsi perché, altrimenti, non sarebbero in mediazione.

A cura di Barbara Ori, avvocato e mediatore familiare