È un professionista preparato nella gestione della conflittualità familiare sotto il profilo emotivo, educativo, affettivo, economico-patrimoniale e legale, formatosi in tal senso in uno specifico percorso formativo biennale, a cui vi può accedere chi è in possesso di una laurea almeno triennale nelle aree umanistico-sanitaria e sociale o chi ha esperienza almeno quinquennale nelle aree sociali, educative, sanitarie, psicologiche e tutte quelle esperienze professionali di gestione della conflittualità nell’area della famiglia, della coppia e delle relazioni sociali.
Il mediatore familiare lavora sempre e soltanto per e insieme alla coppia (è richiesta la partecipazione consapevole dei partner) per aiutarla a ricomporre il proprio conflitto, promuovendo decisioni autonome.
Tra gli standard di condotta professionale (dall’art. 18 Statuto A.I.Me.F. sub “Autodeterminazione delle parti”) è previsto che:
… “Le decisioni devono essere prese volontariamente dalle parti stesse”.
Il mediatore familiare non costringerà in modo parziale una parte verso la conclusione di un accordo e non prenderà decisioni sostanziali per nessuna delle parti nel processo di mediazione.
Il mediatore familiare deve astenersi dall’interpretare intenzionalmente o consapevolmente a favore di una delle due parti il materiale, i fatti o le circostanze nel corso della conduzione della mediazione.

A cura di Barbara Ori, avvocato e mediatore familiare