Dall’innamoramento alla dipendenza affettiva – a cura della dott.ssa Piera Campagnoli – 

Innamoramento, amore, dipendenza affettiva sono termini che riguardano le relazioni di coppia, ma i cui confini non sempre chiari portano a fraintendimenti e confusione. E’ importante intervenire su questi temi per aiutare a consapevolizzare alcuni elementi riguardanti lo stare in coppia. In particolare è importante prestare attenzione al tema della dipendenza affettiva che nasconde camuffati da “amore” elementi di pericolo per la salute psicologica della coppia e nei casi più gravi di vero e proprio pericolo fisico.  In uno studio del 2016 ( Fisher, Xu, Aron e Brown, 2016 in A.Lebruto, G. Calamai, L.Caccicco, V. Ciorciari pag.26 ) la fase di innamoramento,  definita “amore romantico” è considerata comune a tutte le storie d’amore, sia sane che malate. E’ l’evoluzione di questa prima fase che sancisce le differenze fra storie mature e storie disfunzionali. Occorre innanzi tutto interrogarsi sul significato dell’innamoramento, una fase magica della vita di coppia.  Dice Giorgio Piccinino in “Amore limpido” “L’innamoramento è una delle più alte e profonde forme di felicità (Piccinino, pag. 130) “ una delle grandi occasioni di integrazione e completamento della personalità, di crescita e di trasformazione”( Piccinino, pag. 131) Dice Alberoni che “ in questi periodi tutta la nostra vita fisica e sensoriale si dilata, diventa più intensa”( Francesco Alberoni, pag.12) L’innamoramento con la felicità che produce è una sorta di alimento che favorisce la nostra trasformazione, la nostra evoluzione.  Un certo grado di dipendenza dal partner è parte di ogni storia d’amore.

Innamoramento e dipendenza affettiva

“L’innamoramento è la gioia di aver trovato qualcuno che riteniamo indispensabile per la nostra sopravvivenza non solo materiale e riproduttiva, ma anche psicologica e affettiva, qualcuno che col suo comportamento dà senso e significato alla nostra esistenza come membri della specie umana” ( Piccinino  pag. 33) . Nella dipendenza affettiva questi elementi assumono una particolare pervasività e rigidità. Sono potenziati, dilatati, trasformati e snaturati. Robin Norwood in “Donne che amano troppo” ci presenta la donna con dipendenza affettiva: lei ama il partner e prova una fiducia assoluta nei suoi confronti dipendendo dal giudizio di lui, dalle sue attenzioni, dai suoi umori. Se nell’innamoramento troviamo nell’altro/a un senso nuovo alla nostra vita, nella dipendenza affettiva lui/lei diventa l’unico senso e in funzione sua abdichiamo, accantoniamo altri sensi. L’innamoramento come esperienza sana è un’esperienza reciproca.  “L’innamorato è sempre di fronte all’impossibilità di violare l’espressa volontà dell’altro perché lo ama e non può immaginare di costringerlo… per contro il dipendente affettivo è cieco alla volontà del partner e sordo a ogni compassione: egli esige di essere amato” (Nicola Ghezzani, p 13) Una condizione di dipendenza affettiva è giocata in modo unidirezionale in cui si tollerano comportamenti inappropriati e maltrattamenti. L’innamoramento è una situazione espansiva, esplosiva, trasformativa, la dipendenza affettiva conduce a uno spegnimento lento e progressivo. La dipendenza affettiva toglie la vita, l’energia, imprigiona giorno per giorno restringendo lo spazio vitale del partner che si ritrova in condizione di isolamento e tristezza. L’amore tossico gradualmente crea una tela in cui si rimane imprigionati senza via di uscita. La persona con dipendenza affettiva vive il partner come un centro intorno al quale ruota la sua vita. Si chiude o evita gli altri per evitare critiche, riduce il suo spazio, gli hobbies, gli amici. A volte la persona con dipendenza prova a dire “basta” e a chiudere la relazione, ma ne conseguono vissuti di astinenza, stati depressivi, solitudine che spingono a perdonare il partner attivando il circolo vizioso della relazione tossica. Come scrive Robin Norwood “Abbiamo molti dei sintomi fisici e psichici del drogato in crisi di astinenza: nausea, sudori, brividi, tremori, movimenti inconsulti, pensieri ossessivi, depressione, insonnia, panico e attacchi d’ansia. Nella speranza di alleviare questi sintomi, torniamo dal nostro partner o ne cerchiamo disperatamente un altro” ( Robin Norwood, pag.38

Amore romantico

Dipendenza affettiva e distorsioni percettive

Nella dipendenza affettiva si tende a giustificare il partner, il suo carattere, l’indifferenza, i tradimenti, le offese, lo si giustifica considerando che sia stato vittima di una infanzia infelice. Si vedono i suoi errori e si presume di aiutarlo, di salvarlo, di essere per lui un’opportunità di riscatto, di trasformazione, si pensa di poterlo salvare. Oppure ci si accolla la responsabilità dei suoi errori di cui la persona con dipendenza affettiva si sente responsabile non sentendosi abbastanza attraente o abbastanza affettuosa Il bisogno di lui spinge a mettere in atto meccanismi di controllo che possono sfociare in una gelosia ossessiva o comportamenti controllanti. L’amore immaturo si riconoscerebbe per la presenza di elementi ossessivi (mancanza di fiducia nel partner, controllo, ecc.) incertezza (percezione che la relazione possa finire in ogni momento) e ansia. Se vogliamo usare una frase di sintesi diciamo che il dipendente affettivo vive in funzione di un’altra persona che condiziona le proprie scelte. Scrive Robin NorWood ”Ci serviamo delle nostre relazioni sentimentali come una droga per non provare quello che sentiremmo se pensassimo ancora a noi stesse” ( Robin Norwood, pag. 38) Questi comportamenti sono legati al sentirsi inadeguati, non degni di amore con scarsa autostima (sono io che non vado bene dunque mi sacrifico e mi colpevolizzo).

Come nasce la dipendenza affettiva

Dobbiamo distinguere dipendenza sana e dipendenza patologica. La dipendenza sana è necessaria all’essere umano cominciando dal neonato che non può vivere senza dipendere da qualcuno. Questi temi sono stati sviluppati da Bowlby che ha formulato la teoria dell’attaccamento. Il bambino trova nella madre una condizione di sicurezza, se c’è un pericolo, ricorre a lei in cerca sicurezza e protezione. Da adulti tendiamo a ricercare la stessa sicurezza attraverso una persona che diventa importante per noi replicando nel rapporto di coppia il legame che abbiamo avuto con la più importante figura di attaccamento che normalmente è la madre. Se nella famiglia sono presenti criticità sul piano relazionale che non hanno consentito di sviluppare un comportamento sicuro, possiamo riscontrare in età adulta la presenza di relazioni di dipendenza. Robin Norwood si è chiesta come nasce una dipendenza affettiva e quali sono le relazioni familiari che ne favoriscono l’insorgenza.  Nelle situazioni di dipendenza affettiva “nessun membro è libero di esprimere pienamente le sue esperienze: i desideri, i bisogni, i sentimenti, ma deve limitarsi a recitare la sua parte, in conformità a quella che recitano gli altri membri della famiglia.” (Robin Norwood. Pag. 23) “Quando nessuno può discutere quello che riguarda un singolo membro della famiglia o la famiglia nel suo insieme, quando questi discorsi sono proibiti implicitamente (ad esempio cambiando argomento) o esplicitamente (qui non si parla di queste cose) si impara a non credere alle proprie percezioni e ai propri sentimenti” (Robin Norwood. pag.23) “ Si diventa incapaci di discernere se qualcuno o qualcosa non va per noi” “ non abbiamo fiducia nei nostri sentimenti e non li usiamo come guida” (Robin Norwood. Pag. 23) possiamo dunque ricondurre la dipendenza affettiva ad esperienze di non ascolto, trascuratezza, distacco emotivo, scarsa attenzione ai propri bisogni.

La dipendenza affettiva nella società contemporanea

Nella società di oggi caratterizzata da un dilagante individualismo si sta perdendo di vista l’importanza delle emozioni.  La filosofa Elena Pulcini nel libro” L’individuo senza passioni” ha descritto in modo particolareggiato l’individualismo dell’uomo contemporaneo che appare “un soggetto desideroso di immediate e reiterate gratificazioni personali, insofferente alla rinuncia, preoccupato della propria immagine vincente più che dei propri interessi” ( Elena Pulcini,  pag. 160) Chi lavora con le famiglie ha un’esperienza quotidiana di ragazzi lasciati a sé stessi o in balia dei social con poche possibilità di confronto col gruppo dei pari. Anche la denatalità può avere il suo ruolo nella diffusione delle dipendenze affettive: il figlio unico non ha l’esperienza del litigio coi fratelli, ma una prevalente esperienza di relazione con adulti caratterizzata dall’essere costantemente accuditi ed iperprotetti. Questo limita l’acquisizione della propria autonomia, il confronto con la realtà esterna e le relative difficoltà ostacolando la maturazione del valore di sé indipendente dall’apprezzamento dell’altro. Poi c’è il consumismo della nostra società che ci porta ad essere abituati al tutto-subito: i giovani non sono abituati a crescere nell’attesa, nell’elaborazione dei sentimenti nella tolleranza alla frustrazione. Le relazioni tossiche sono connesse all’impulsività che permea le relazioni affettive. Essere abituati ad avere tutto sempre subito, conduce alla difficoltà di tollerare il desiderio e il tempo necessario per una sua elaborazione.  Nel maschio controllante la prepotenza deriva dal non riuscire a tollerare la distanza, la differenza, il tempo, lo spazio, l’attesa, il desiderio, la speranza. La prepotenza è la conseguenza del non aver imparato a sopravvivere alla delusione, al dolore, alla frustrazione. Il prepotente non ha imparato a tollerare la frustrazione e a riprogettarsi sulla base di ciò che la frustrazione gli ha insegnato. La donna vittima: accetta situazioni umilianti pur di avere un legame, anche lei non sa stare nel dolore della solitudine, preferisce ingannarsi e dirsi che è lei la colpevole pur di mantenere una relazione, rinunciare a sé per una relazione tossica.

Come uscirne?

Si esce da una situazione di dipendenza affettiva, scoprendo il valore dei propri pensieri, dei propri sentimenti “dire come ti senti o ciò che pensi in modo assertivo ed educato serve a te come forma di rispetto verso i tuoi sentimenti, per ritrovare la dignità e la coerenza con valori che ti appartengono” ( Miali pag. 106)  Si esce da una situazione di dipendenza costruendo la propria autonomia attraverso una migliore realizzazione professionale, una più soddisfacente gestione del tempo libero, coltivando interessi culturali, dedicandosi a un’attività sportiva, impegnandosi nel sociale. “Quando pensi che solo con quella persona potrai raggiungere la felicità, rifletti come puoi renderti felice in modo indipendente” (Miali pag.112) Un elemento importante è il riuscire a tollerare la solitudine come spazio necessario per riprogettarsi, ma è altrettanto importante è arricchire le proprie relazioni scegliendo frequentazioni più nutrienti. Concludendo, con una frase di Miali “Se ti senti una metà, la presenza di un’altra metà non ti renderà una persona migliore, Ma se ti senti completo/a allora attrarrai una persona completa (Miali pag. 114)

Bibliografia

  • Francesco Alberoni, Innamoramento e Amore, garzanti 1979
  • John Bowlby, Attaccamento e perdita, Bollati, Boringhieri, 1972
  • Nicola Ghezzani, L’amore impossibile, Franco Angeli 2015
  • A.Lebruto, G. Calamai, L.Caccicco, V. Ciorciari Dipendenza affettiva, Erickson,2022
  • Elvino Miali, Amori Amari, Amazon Italia Logistica SRL2019
  • Robin Norwood, Donne che amano troppo, Feltrinelli, 1989
  • Giorgio Piccinino. Amore limpido, Erickson, 2010
  • Elena Pulcini, L’individuo senza passioni, Bollati Boringhieri,2001