Creatività e intelligenza – A cura di Claudia Benazzi – Psicologa – 

La creatività non è altro che un’intelligenza che si diverte <Albert Einstein>

Partendo dalla sua definizione più conosciuta, la creatività la si può definire come «la capacità creativa, facoltà inventiva, capacità di produrre nuove idee, invenzioni, opere d’arte e simili.» (Zingarelli, 2017, p. 586). Quando si cerca di tracciare un perimetro intorno al concetto di creatività, si rischia di essere riduttivi. Contenerla in un’unica definizione è un compito arduo e probabilmente inutile vista la natura del termine stesso. Qualsiasi attività umana può essere intrisa di creatività. Infatti, ricercando l’etimologia della parola creatività si trova che: «deriva dal verbo creare che sta per dare origine, far sorgere, suscitare.» (Cortelazzo & Cortelazzo, 2004, p. 309). Molti individui si chiedono se sono creativi o meno o se possono imparare a essere creativi. Di fronte alle sfide quotidiane l’essere creativi può risultare l’unico strumento possibile. Eppure, in diversi contesti educativi, la creatività è sminuita e accantonata. Occorre sfatare i falsi miti sulla creatività e restituirla come competenza innata in ciascun individuo (Vellani, D., 2023).

Howard Gardner, psicologo americano, docente di cognitivismo e pedagogia alla facoltà di scienze del­l’educazione all’Università di Harvard, presentò la sua teoria delle Intelligenze multiple nel suo testo Frames of Mind (1983) che rivoluzionò il concetto di intelligenza unitaria. Nei suoi studi ha analizzato gli ambiti intel­lettivi delle persone e ha teorizzato nove diverse forme di intelligenza: linguistica, logico-matematica, spaziale, corporeo-cinestesica, musicale, interpersonale, intrapersonale, naturalistica e esistenziale. L’autore ha so­prattutto sottolineato che le capacità intellettive degli individui sono innate e possono essere stimolate grazie all’esercizio. Questa teoria è stata accolta favorevolmente e ha cambiato l’approccio al concetto di intelligenza intesa come un processo legato alle caratteristiche personali cognitive dell’individuo con diversi aspetti più o meno sviluppati. È per questo che un individuo può risultare molto competente nell’orientarsi in una città sconosciuta (intelligenza spaziale), ma in difficoltà di fronte a dei calcoli a mente (intelligenza mate­matica).
Gardner, successivamente, ridimensionò il suo modello a cinque intelligenze principali in quanto ritenne che sarebbe stato troppo complicato individuarle tutte: disciplinare, sintetica, creativa, rispettosa ed etica. L’intelligenza creativa si è quindi delineata come la capacità di una persona di immaginare una possibile nuova idea nella percezione o nell’uso di qualche cosa. L’individuo sfida le conoscenze, le pratiche e le abilità acquisite, cercando di produrre una sintesi nuova senza eliminare quelle già esistenti ma creandone appunto di nuove (Gardner, 1993).

Il riconoscimento di un’ intelligenza creativa ha contribuito a rilevare l’importanza della creatività come competenza cognitiva dell’individuo e non più come un potenziale divino per pochi eletti. (Vellani, D., 2023). Il pensiero creativo viene considerato come una capacità cognitiva, ed è pertanto posseduta da tutte le persone. Non è necessario quindi creare alcuno strumento in quanto la creatività è insita nel funzionamento mentale di ciascun individuo. Saperla esprimere, saperla impiegare, saperla sfruttare dipende della volontà del singolo.
Risulta fondamentale, dunque, allenare la creatività, praticarla al pari di una qualsiasi altra competenza.

Una riflessione importante è quella di Dewey (2014), che ribadisce il concetto di creatività come caratteristica di tutti e non solo di pochi talentuosi perché deriva dalla possibilità di esprimere al meglio le proprie capacità fino ad arrivare a idee nuove. L’autore sottolinea come la creatività sia educabile e quanto sia importante il contesto scolastico per farla emergere. L’individuo, essendo in relazione con un ambiente, riceve dei feedback e delle sollecitazioni che possono far emergere il pensiero creativo. La creatività è pertanto una competenza che deve essere sollecitata e nutrita per poter emergere grazie all’intervento educativo. Nel portare avanti un progetto educativo, è quindi fondamentale tenere conto anche della creatività dell’individuo e permettergli di esprimerla e diventare consapevole di possederla. La consapevolezza di possedere una capacità è un cardine imprescindibile nello sviluppo di una persona. Se non si è consapevoli di possedere delle capacità risulterà difficile metterle in atto e raggiungere i propri obiettivi. (Vellani, D., 2023).

Partendo dall’assunto che la creatività non è un aspetto individuale e personale ma collocato nelle pratiche sociali e pertanto in relazione agli aspetti della realtà sociale e culturale, l’istituzione educativa per eccellenza, la scuola, deve farsi carico di educare alla creatività. Occorre definire una didattica orientata alla creatività attraverso l’utilizzo di diversi strumenti come il gioco, la sperimentazione, l’empatia, in un’ottica collettiva e non individuale. Il contesto educativo dovrebbe permettere al bambino di sperimentare situazioni complesse che prevedono le soluzioni di problemi in una condizione di incertezza e di rischio. Solo in questo modo il bambino potrà esplorare nuove idee, produrre soluzioni alternative senza perdersi nella frustrazione del rischio di sbagliare o di non essere conforme alla risposta tradizionale.
Tra i suggerimenti per incentivare la creatività a scuola, si può riprendere la teoria della mente di Jerome Bruner (1988) secondo il quale a scuola si tende a privilegiare il pensiero convergente che sottolinea la distinzione tra risposte corrette e risposte sbagliate, quindi una didattica che segue strade lineari e logiche con un’unica soluzione possibile. Si dovrebbe invece privilegiare la didattica del pensiero divergente che prevede diverse soluzioni, anche originali, con uno sviluppo creativo che tiene conto anche di stili di apprendimento differenti ed espressioni diverse del prodotto finale. (Vellani, D., 2023).

Recuperare quindi e valorizzare la dimensione intellettiva della creatività o meglio ancora, la dimensione
creativa del pensare, delle intelligenze, consente lo sviluppo di un pensiero divergente, analogico, artistico, non obbligatoriamente utile, o efficace, o performativo, ma sicuramente generativo, bello ,ossigenante, umano. Questa dimensione del pensare trova la sua armonica coniugazione nella dimensione del fare, che costituisce il lato creatore e produttore della creatività umana: l’una dimensione non sussiste senza l’altra e la creatività si manifesta sempre in entrambe le dimensioni. (Zorzi, E., & Antoniello, S. M. (2020).

Sviluppare una didattica per la creatività, non è quindi necessariamente sviluppare una didattica legata esclusivamente al fare ma piuttosto una didattica che sappia coniugare la dimensione della produzione creativa con la dimensione del pensare creativamente. Una didattica che crei ambienti che consentono di ristrutturare le idee, di modificarle, di trasformarle, che favorisca il cambiamento concettuale, la critica, la crescita nello scambio e nel confronto e nello stesso tempo un ambiente che consenta di trasformare quelle idee in immagini, oggetti, prodotti che incarnino o riflettano il pensiero. La creatività infatti si nutre di un clima favorevole, di un ambiente in cui al bambino è consentito di parlare, formulare domande, esprimere anche idee bizzarre, di veder rispettato il suo modo di pensare (anche se apparentemente contorto e improduttivo), di “pasticciare” compiendo esperienze che conducono ad apprendimenti “spontanei”, che veda apprezzata la fatica che va compiendo nel cercare di cogliere i significati del mondo simbolico in cui è immerso (Angori, S., 2001).
Un’educazione di qualità quindi è un’educazione che crea delle condizioni di apprendimento tali da permettere a ciascun bambino – secondo le proprie peculiarità, differenze, linguaggi – di formarsi e crescere al meglio. Nella didattica che promuove la creatività, emerge l’intelligenza di ciascuno che consente all’insegnante di vedere l’unicità di ogni suo alunno (Zorzi, E., & Antoniello, S. M., 2020).

La didattica tradizionale, come è prevedibile, legata alle direttive e ai dettami dei programmi scolastici, predilige il conformismo; appare chiaro che le modalità dell’insegnamento standardizzato spesso si trovino a procedere in senso opposto rispetto alla valorizzazione del potenziale creativo e divergente dello studente. Sembra palese che gli insegnanti tendano a preferire gli allievi che esprimono un pensiero tradizionale e logico, perché sono più facilmente gestibili di quelli con un elevato potenziale divergente. Una didattica che incontra un approccio creativo sottende una precisa concezione dell’individuo: lo studente non è visto come soggetto che fornisce risposte a domande, quasi secondo un meccanismo di stimolo-risposta, bensì come soggetto che liberamente e criticamente rielabora domande ed elabora risposte. Per incentivare lo spirito di curiosità e la creatività e coinvolgere la sfera emozionale e immaginativa nell’ apprendimento occorre la capacità del docente di avvincere gli alunni con narrazioni ricche di suggestioni, di stimoli, di elementi fantastici, che facciano leva sul pensiero divergente e sul bisogno degli alunni di sentire raccontare e di esprimersi. Adottare questa tipologia di insegnamento stimola lo sviluppo di competenze cognitive, ponendo attenzione ed enfasi alla forma processuale dell’apprendimento, non a quella ripetitiva e meccanica, stimolando le funzioni della mente come: percezione, memoria, linguaggio, problem solving (Lucchiari C., 2018).

Qualsiasi momento della crescita di un bambino, anche il più ordinario, se lo osserviamo con occhi attenti può diventare straordinario. Sì, perché la differenza la fa il nostro modo di guardare, di cogliere e di carpire (Valla, F., 2019).

Se si giudica un pesce dalla sua abilità ad arrampicarsi sugli alberi, lui passerà tutta la vita a credersi stupido <Albert Einstein>

Bibliografia
• Angori, S. (2001). Creatività e pedagogia dell’infanzia. In N. Papparella (a cura di), Infanzia apprendimento creatività (pp. 49-91). Vol. V. Brescia: Edizioni Junior.
• Antonietti, A. (2022). Il pensiero creativo. In Manuale di psicologia del pensiero (pp. 261-288). Il Mulino.
• Bruner, J. S. (2009). Il pensiero. Strategie e categorie. Armando Editore.
• Facoetti, M. (2021). IL PENSIERO CREAtivo Potenzialità didattiche, e non solo, del pensiero creativo e disambiguazione sul nesso creatività-intelligenza (Doctoral dissertation, Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana).
• Goleman, D., Kaufman, P., & Ray, M. (2017). Lo spirito creativo. Rizzoli.
• Lucchiari, C. (Ed.). (2018). Psicologia a scuola: n percorso pratico-teorico. libreriauniversitaria. it Edizioni.
• Valla, F. (2019). Libera i talenti del tuo bambino. Sperling & Kupfer.
• Vellani, D. (2023). Creatività come strumento per l’apprendimento: riflessione sul potenziale nei contesti educativi.
• Zorzi, E., & Antoniello, S. M. (2020). Promuovere creatività nelle intelligenze multiple: filoso-fare a scuola negli atelier. Encyclopaideia, 24(58), 59-73.